La donna accorta pensava fra sè: il tempo volge alla burrasca, mettiamoci alla cappa.

Fabrizio, buttato giù l'ultimo boccone, esce di casa e si fa a trovare il capo dei confidenti,[3] a cui con lunghe e minuziose istruzioni conferisce lo incarico di codiare sua moglie, di cui dubitava; anzi, della infedeltà della quale era più che sicuro. Quanto all'adultero, Fabrizio si astenne da qualunque commissione per timore che il confidente se ne sarebbe tirato indietro; ci andava di mezzo il pane, e a questa prova Fabrizio sapeva come uomo che tira paga dal governo, prefetto o spia, non resista. L'ufficiale pertanto rispose si lasciasse servire; saprebbe ben egli trovare il nodo nel giunco.

Bianca, avendo preso fumo di ciò che il suo marito mulinava, avvertiva subito il conte: qualche cosa agitarsi per l'aria; stesse su lo avvisato; dubitare assai dover fare quaresima prima di carnevale. Il conte, dentro i cui precordi la passione amorosa spiccava in cotesto punto il bollore, lo inopinato disturbo giunse fuori di modo ostico, e per sincerarsi del fatto non menochè per apporci rimedio, chiamato subito il capo dei confidenti del ministero dello interno, gli comandava che giorno e notte spiasse e facesse spiare Fabrizio, e di tutto quanto avesse potuto raccogliere lo ragguagliasse partitamente.

Così, per opera e virtù di due precipui magistrati, la gente che il popolo paga per vigilare sopra la sicurezza pubblica, era preposta a tutelare obbrobri, o ad accertare vendette. I confidenti, in onta alla buona volontà, per più giorni si trovarono a gettare il giacchio su la siepe; e la ragione è chiara, che le spie di Fabrizio erano intese a spiare la Bianca, decisa a non moversi di casa, finchè non fosse diradato il tempo; mentre quelle del conte esploravano Fabrizio chiuso nel suo ufficio, a mo' del ragnatelo che aspetta ad agguantare la mosca rannicchiato in fondo al buco.

Ed è chiara altresì la ragione onde il conte prese lo indugio in fastidio più presto di Fabrizio, imperciocchè il fine di questo fosse la vendetta generata dall'odio, il quale tiene della natura del rettile che par morto e dorme, quando invece l'Amore ha sempre la gola secca, e porge assiduo il bicchiere perchè glielo empiano di voluttà: quindi, appena gli parve tempo, mandò a dire alla donna andasse senza sospetto alla posta consueta, perchè nuvoli per aria o non ce n'erano mai stati, o si erano dispersi; e a lei che tardava più che a lui, consapevole

Che se in femmina poco l'amor dura,

Se l'occhio il tatto spesso noi raccende,

gli uomini non mondano nespole, fu premurosa tenere l'invito.

La spia, tosto l'ebbe sbirciata uscir di casa, disse: — Ci sei! — la pedinò, notò la strada e la casa dov'era entrata, e soggiunse con indicibile contentezza: — È cascata sul vergone! Adesso a noi! — Difilato più del ramarro che nei giorni canicolari da un cespuglio trapassa a un altro cespuglio, va all'uffizio del regio procuratore, come uno spettro gli penetra nella camera, e a voce sommessa gli bisbiglia nell'orecchio:

— Vostra signoria illustrissima è rimasta servita — aggiungendo inoltre tutto quanto l'altro bramava sapere.