Fabrizio si abbottona fino l'ultimo bottone del soprabito, si rincalca il cappello in capo, si tasta nelle tasche, e poi va di corsa dove il diavolo lo porta. Salisce due scale a tre scalini per volta, alla terza stava per ischiantarglisi il cuore: si mette a sedere su gli scalini per ripigliare un po' di lena; riavutosi continua l'ascensione con meno furia e maggior rabbia: arriva alfine davanti la maledetta porta e suona.

La conduceva in affitto una povera donna vedova di un vecchio impiegato, a cui il conte aveva fatto assegnare una pensione asmatica, piuttostochè a vivere, sufficiente a non morire di fame; e costui la scelse appunto per la buona reputazione che godeva, imponendole, pena il suo sdegno se rifiutava, ospitare i criminosi amori. Ella cauta aperse l'uscio dopo averlo assicurato con la catena traversa, ma poco le valse, imperciocchè Fabrizio per l'apertura introduce la canna della rivoltella e digrignando minaccia:

— Apri ... sono il marito di colei ch'è qui dentro. La misera donna rimase di sasso; non le riuscì dire parola o muovere membro; ma Fabrizio ferocemente insistendo:

— Apri o sei morta — ella trasse la catena dallo incastro e l'altro entrò. Appena entrato si guarda intorno per apprendere dove i colpevoli si fossero ridotti, e non ebbe a cercare molto, attesa l'angustia della casa, che da tre in su non aveva altre stanze. Di un calcio spalanca l'uscio, che stiantato dagli arpioni sbatacchia strepitoso sul pavimento. Fabrizio si affaccia dentro e vede...

Non vede nulla, però che le imposte delle finestre fossero chiuse e le cortine calate, ed anche perchè a Fabrizio paresse tenere gli occhi fissi sopra le fiamme di un forno quando lo scaldano: però un fruscio di robe e di persone gli ronzò negli orecchi ed un barlume di capi cozzanti tra loro, non già come i montoni fanno, gli parve che gli passasse dinanzi agli occhi, onde alla cieca sparò uno dietro l'altro tre colpi di rivoltella sul mucchio ...

Due gridi dolorosi si fecero sentire: son morta! ahimè! muoio!

Allora la rivoltella cascò di mano a Fabrizio, che preso da raccapriccio e da orrore si diede, brancolando, a cercare la porta di casa; rasenta, nel passare, la padrona, rimasta immobile per la paura, senza neppure accorgersene, e più che scendere sdrucciola le scale roteando sopra sè stesso.

Aveva perduto il cappello; dava del capo dentro le cantonate, investiva i passeggeri, che gli dicevano improperi, e taluno fu a un pelo di dargliene un carpiccio delle buone. Lo salvarono le spie messegli dietro dal conte, le quali, presolo in mezzo, e preservandolo dagl'insulti, lo ricondussero incolume al tribunale.

Qui, chiuso nella sua stanza, Fabrizio, appoggiati i gomiti sul banco e agguantatasi la fronte con ambe le mani, mulinava:

— Vendetta! Bel pro che me ne viene, affè di Dio! Ho fatto come Sansone, ho crollato il tempio per seppellirmi sotto le sue rovine. Ho messo fuori del balcone di casa la bandiera della mia infamia, come il dì della festa dello statuto la bandiera tricolore: gua', m'ero curvato per raddrizzarmi più forte, e mi trovo schiantato al pedale. Che fo? Che penso? Aspetterai esser tirato col gancio al collo alle gemonie delle assise? Quanta gente a godersi lo spettacolo dello accusatore accusato, a udire condannato chi soleva far condannare; il popolo non si leva tutti i giorni questi gusti! — E chi verrà ad assalirmi? Chi? Il mio sostituto, e con la piena dell'animo, che sfoga la lunga umiliazione dei rabbuffi da me sofferti d'inettezza e d'infingardaggine, non mica perchè ei li avesse meritati, bensì per far credere agli altri ed anco a lui, se mi riusciva, che io era troppo più cosa di lui. Io l'ho pasciuto da aspide, che maraviglia s'egli sputerà veleno? Ho creato un debito di odio, l'infortunio ne ha segnato la scadenza, ed ora i creditori vogliono riscoterlo con gl'interessi della vendetta, che non conosce usura. Ma di punto in bianco promoveranno il mio sostituto nella mia carica? E perchè no? Non accadde lo stesso di me? E tra me e lui che ci corre? La lunghezza di una corda da forca. Noi altri furieri del patibolo siamo tutti uguali; orologi a polvere, pari nel contenuto; la mano che ci capovolge è la ragione unica per la quale uno di noi sta di sotto e l'altro sta di sopra... O il tribunale! Il tribunale! — Codardo! — Adesso ti fa paura, perchè, invece di accusatore, ti ci hai da presentare come accusato... Coraggio, poltrone! Si tratta di tanto poco! Invece di sedere a destra, ti assetterai a sinistra; invece di adagiarti sul seggiolone avrai la panca... Che serve? Gli articoli del codice penale, adesso che stanno per mordermi, mi paiono denti di pesce cane. Fuggirò... ma dove? Tu hai spento un luminare d'Italia, anzi del mondo... che monta il tuo onore? Sfregandolo al muro non se ne accende un sigaro, mentre lui celebravano nuvola infocata per condurre la gente italica alla terra promessa della libertà... menzogna! Egli fu un nugolo di fumo e di legna verdi; che importa? Tale era creduto, e fede vince realtà. Tanto basta, perchè dove metti i piedi le pietre ti si spacchino sotto per lapidarti, — e il popolo si attacchi o naso od orecchio, un brano insomma del tuo corpo al cappello, a mo' che i villani costumano l'olivo benedetto pel dì di Pasqua. Ma via, ti riesce fuggire e ti ripari in America, erede universale di tutti i furfanti degli Stati monarchici... sei salvo? Lì sì che ti daranno addosso; la nazione che porta in dono la testa di un odiato all'altra nazione riceve in ricompensa una diminuzione di spese di tonnellaggio su i bastimenti, o qualche altra agevolezza nei trattati di commercio. Al diavolo le malinconie! Io mi salverò, ma poi come si campa? Io, da mandare la gente alla forca in fuori, non so fare altro; ma se mettessi su cattedra per bandire: dame e cavalieri, venite a imparare la maniera di mandare la gente alla forca, i miei buoni amici repubblicani dell'altro mondo mi riderebbero in faccia dicendomi: lo insegneremo a te e con maniere sbucchiate da qualunque ipocrisia, e però spiccie, schiette e sopra tutto a buon prezzo... i repubblicani in America tirano furiosamente ai dollari... in Europa no... qui tirano allo scudo. In America non re, non boia, non giudici; vale a dire tutti giudici, tutti re, tutti carnefici: due metri di corda, un ramo di albero o un braccio di lampione, e un uomo da strangolare non bastano per la materia e per la forma del sacramento della giustizia? E tu, grullo, presumerai dar lezione di far male al prossimo nel paese dei serpenti a sonagli? Ma insomma, o che ci è bisogno di andare tanto lontano per morire? O che la morte manca in casa tua?... No, ci è una difficoltà sola, che Fabrizio ama Fabrizio — e mi dà uggia quel morire in mia presenza, — peggio poi avermi a dare da me stesso la morte... da me cancellarmi dal libro della vita come lo scolaro cassa di su la lavagna il calcolo che ha sbagliato.... Ecco una idea... si... no... ma si; andiamo a pigliare consiglio dal nostro presidente; anche dagli orecchi dell'asino si cavano auspicii del tempo che farà domani.