E s'ingegnò ammiccare all'usciere gli menasse via cotesto matto di camera; e l'usciere mascagno, chiappata la mosca a volo, rincalza:

— L'illustrissimo signor consigliere Inutili aspetta all'uscio.

— Ecco, vengo; aspettatemi qui; in meno che si dice un credo vado e torno.

— A rotoli come la tela di Lucca, mormorò il presidente, ed appena lo vide fuori della stanza prese mazza, cappello, ombrello e fascettone per avvoltolarselo al mento e al collo; fatto capolino dall'uscio per ispeculare se fosse libera l'andata, spiccò una rincorsa fino a casa, dove non si tenne sicuro se prima non ebbe girato a due mandate e tirato tutti i chiavacci dell'uscio. Quando poi in seguito gli occorreva raccontare la brutta avventura, costumava aggiungere che per uscirne a salvamento avrebbe dato a buon patti una gamba, e doverne portare il voto a Sant'Antonio se l'aveva passata liscia.

Il prefetto accolse Fabrizio con la gelida garbatezza con la quale i superiori trattano gl'inferiori, massime se si sappiano prossimi a dare la capata: agli altari in rovina non si accendono più moccoli. Il prefetto pertanto incominciò con la formula consueta:

— Sono dolentissimo di doverle annunziare per ordine superiore come da un pezzo in qua i suoi portamenti abbiano fatto nel governo la più penosa impressione. Si rende giustizia ai meriti del magistrato, il quale nello esercizio del suo ufficio mostrò perizia non ordinaria e fermezza nei principii sani, che, abiurati i pessimi in cui un giorno forviò (vuolsi avvertire così di passo che il prefetto fu presidente nel 1849 di un circolo repubblicano a Firenze), promise osservare: quantunque qui si sarebbe desiderata, non minore severità, che anzi questa sta bene, e se maggiore meglio, ma più temperanza di atti e di parole, imperciocchè co' modi gladiatorii l'autorità ci scapiti e provochino dagli avvocati, vere campane del bargello, rimbecchi e vituperii, che di rado si possono punire; ma ciò che ha passato il limite di ogni pazienza è stato il suo contegno domestico. Che vostra signoria ami teneramente la sua signora s'intende, a cagione della molta bellezza e delle virtù che l'adornano, ma ch'ella si lasci travolgere il senno dalla gelosia, ma che dia in escandescenze, ma che prorompa in minaccie, ma ch'ella faccia segno dei suoi odiosi sospetti un personaggio avuto in altissimo pregio dall'universale; a cui noi tutti dobbiamo venerazione ed ossequio...

— Dunque perchè costui è potente potrà straziare a suo libito l'onore dei cittadini? Dunque noi dovremo chiudere gli occhi a quello che vediamo, gli orecchi a quello che ascoltiamo?

— Appunto, ell'è pur troppo illusione del suo cervello malato quello che si dà ad intendere avere veduto ed udito.

— Come! prorompe stringendo i pugni e digrignando i denti Fabrizio, è illusione avere io veduto... con questi occhi, il conte * in criminoso congresso con la baldracca di mia moglie? Illusione avere sparato su di essi tre colpi di rivoltella? Illusione averli ammazzati tutti e due come cani?

— Appunto, riprende il prefetto con pacatezza stupenda, tutto questo è illusione, eccetto lo scandalo immenso dato da lei.