— Come, non ho ammazzato?

— Nessuno. Il personaggio a cui ella temerariamente accenna da una settimana non si è mosso dalle sue terre, e la sua signora...

— L'hanno trasportata al camposanto?

— La sua signora è qui... e accostatosi a un uscio lo aperse dicendo: favorisca, signora.

Dalla stanza contigua ecco uscirne fuori saltabellando la Bianca piagnolosa, la quale, gittate le braccia al collo dello stupefatto marito, fra i singhiozzi diceva:

— O Fabrizio! Quante ne fai patire alla tua povera moglie? — Queste sono le promesse? E questi...

Ma Fabrizio non la lasciò continuare, e respingendola urlava:

Vade retro Satana... addietro, non mi toccare. Poi, percotendosi il capo a più riprese gemeva: qui, qui mi scappa via ogni cosa... il cranio è incrinato... il cervello mi gronda giù come l'acqua. — Di un tratto inferocendo smania: — Infami tutti! tutti congiurati a farmi ammattire. Che contano d'inferno e di demoni nell'altro mondo! Qui sono i demoni, qui lo inferno... l'intelletto è ito, il cuore del pari; qui e qua, e picchiavasi forte la fronte e il seno, si possono appiccare gli appigionasi, ebbene, nella casa vuota entrino la rabbia, il furore, la sete di sangue, la libidine della strage; all'inferno tutti con me; ora vedremo se ammazzandoti una seconda volta resusciterai.

Si avventa in questo dire al collo della Bianca, e con la destra tenta strangolarla; la donna, colta dall'atto subitaneo, non può fare riparo se non agguantando con ambedue le mani il braccio del marito, ma invano si sforza liberarsi dalla tenace tanaglia.

Il prefetto anch'egli si affanna di apportare soccorso alla meschina, se non che Fabrizio con la terribile forza nervosa che dà la pazzia lo abbranca pel petto con la mano manca e lo sbatacchia giù sul pavimento in così dura maniera, che n'ebbe ammaccata la fronte e pesto il naso: senza potersi rilevare da terra costui prese a urlare da spiritato: Soccorso! soccorso!