— È proprio la prima volta che me lo sento dire. Gua'! se volete andare, andiamo; per compagnia s'impiccò un lanzo.
Chi va a vedere i matti, od è più matto di loro, ovvero è un tristo. Le donne, entrate nel manicomio e osservando i miseri privi dello intelletto, di taluno, conforme le governa il caleidoscopio della loro isterica sensibilità, risero; di tale altro piansero, e presto si uggirono di tutti. Di un tratto il presidente Goffredo esclamò:
— Oh! eccolo.
— Chi ecco?
— Il commendatore! Il matto! E' pare Ferraù alla riviera. Andiamo a dargli noia; vediamo un po' se mi riconosce.
— Ehi! infermieri; ci è da fidarci nel cancello?
— La vada franco; non lo stianterebbe Sansone. Allora il pio Goffredo in compagnia degli altri si accosta al cancello, e con voce tra beffarda e compassionevole chiama:
— O commendatore! O sor commendatore, favorisca; ci è gente che si vorrebbe procurare l'onore di salutarla.
Il matto gli sbarra gli occhi addosso e poi si accosta lento al cancello. Intanto il presidente continua:
— Buon giorno e buon anno; come si trova a suo agio qua dentro? Al tribunale tutti lo aspettano a gloria. O che non mi riconosce?