Ma dolce sia l'amore od amaro, l'uomo l'adopera come vela buona ad ogni vento su questo mare che si chiama vita. La signora Giorgio Sand, che per teorica, e mi assicurano anche per pratica, intende di amore quanto la bella di Magdala e santa Teresa, dichiara l'amore comporre per la donna il poema intero della sua esistenza; per l'uomo un episodio soltanto. Non senza trepidazione io mi conduco a contradire tale e tanta teologhessa nella scienza amorosa, ma per me credo che lo stame, onde la Parca compone la vita delle creature, così maschi come femmine, ella intrecci di un filo di dolore e di un filo di amore; di tratto in tratto lo sbrizzola anche di un filo di piacere, perchè gli avventori non si sdegnino e sviino dalla bottega.

Ecco come sta la cosa. La donna pensa all'amore più dell'uomo, anzi assidua, come quella che può molte faccende operare senza il concorso della mente: a mo' di esempio, la calza; all'opposto i negozi dell'uomo lo vogliono tutto lì, gli assorbono il cervello senza lasciargliene libero un briciolo; ma intanto ch'egli, medico, scruta col polso in mano il mistero della infermità, o avvocato intende ad accecare con parole la giustizia, o prosseneta a mettere in corpo al mercante per via di panzane una partita di meliga avariata, ecco un alito di vento gli porta un vagito lontano di pargolo, un arpeggio di chitarra, forse anco una sfumatura di odore del fazzoletto che la signora marchesa ha cavato fuori per soffiarsi il naso, e la sua mente, rapita via dal polso, dal tribunale e dal granturco, errare pei dominii sterminati dell'Amore.

Però io vi ammonisco, le nuove vicende che sto per esporre davanti a voi si aggireranno sempre intorno all'Amore, pari ai satelliti del sole, che immoto in mezzo a loro li veste tutti della sua luce. Da molto, forse da troppo tempo ho messo da parte Eufrosina, Curio e Filippo, però non crediate mica ch'io me ne sia dimenticato, anzi si volgeva il mio cuore verso coteste care creature, quantunque volte mi stringeva il bisogno di ricrearmi delle brutte cose e delle bruttissime persone che pullulavano sotto i miei piedi, nella corsa che ho impreso traverso questa società morta e corrotta, e che pure veruno si attenta a seppellire. Andiamo pertanto a trovarli colà dove li abbiamo lasciati. Curio e Filippo giacciono gravemente feriti allo spedale di ***, ed Eufrosina sta in mezzo a loro, ma non tutta per loro a mo' di una sorgente blanda e continua di consolazione; ella infermiera, ella segretaria, ella lettrice di lettere segrete a tutti gl'infermi che o non potevano o non sapevano, ed ella del pari scrittrice a parenti, a spose e alle più dolci amanti; chè a lei non premeva nulla di che gente fossero e neppure di quali costumi; le bastava persuadersi ch'ella avrebbe col suo scritto consolato un'anima in pena, onde accettasse ogni più dura fatica; scrivendo senza posare mai da un giorno all'altro, ella sarebbe morta di vigilia e d'inedia, martire della penna. Non abbiamo letto ai giorni nostri di un sonatore, venuto a gara di suono, morire per eccesso di fatica? perchè non poteva Eufrosina consacrarsi vittima allo scritto? E bada che il musicante accettava il duello armonico per causa di lucro, mentre ella durava la immane fatica per senso di pietà. Se ai miseri infermi fosse stata imposta la scelta tra non vedere l'aurora o la faccia di Eufrosina, io per me credo avrebbero renunziato all'aurora. Davvero ella non pareva cosa mortale, imperciocchè la si trovasse lì appunto da per tutto; onde talora pensavano che fosse uno spirito diffuso dintorno nell'aria; se lo spasimo strappava ad un sofferente un sospiro, egli non l'aveva ancora compito che si sentiva refrigerato con le parole: — Fratello, che hai? — E subito dopo ella gli rinfrescava la fronte, o gli inumidiva le labbra inaridite; se altri gli toccava le piaghe strillava, al tatto di lei o non provava dolore, o si peritava di manifestarlo. Se i fiori tramandano soavità di profumo, perchè i cuori pietosi non potrebbero spandere un senso di sollievo? Ed Eufrosina spesso veniva dicendo che, se si fosse trovata nei piedi della Madre di Dio quando composero le litanie in onore suo, ella avrebbe dato indietro tutti i titoli, massime quelli di torre di avorio e di porta d'oro, e tenutosi unicamente quello di consolatrice degli afflitti.

E dirò altresì cosa che parrà a molti incredibile, e non pertanto vera. Ciò che preservava la bellissima vergine da ogni affetto, non dirò impuro, ma terreno, era appunto la qualità che doveva contribuire meglio ad accenderlo, intendo la sua trasumana bellezza; imperciocchè accostandosi ella alle forme che il Beato Angelico effigiò negli angioli, la riverivano e amavano come creatura eletta di Dio. Nella medesima maniera che gli occhi nostri fissandosi nella soverchia luce smarriscono la vista, così, contemplando la suprema bellezza della donna, nell'uomo tace il materiale appetito.

A questo modo i nostri amici sopportavano assai pazientemente la loro miseria, perchè consolata dallo scambievole amore, quando un dì furono visti dalla porta dello spedale prorompere dentro la infermeria quattro uomini armati in sembianza di T, preceduti da un altro infagottato con abiti borghesi. — Giandarmi i primi, ai littori antichi pari in ferocia; in ciò diversi, che quanto i littori terribili, i giandarmi appaiono ridicoli, e sono; di fatti i littori si presentavano ricinti di pelli di lione, con in mano il fascio delle verghe e la scure nel mezzo, i giandarmi con la lucerna senza olio a traverso il capo e la squarcina allato fanno ad un punto soffrire e ridere. Chi li guidava apparteneva alla famiglia degli sbirri pennaioli; una maniera di gingillino mal cotto destinato ad arrampicarsi terra terra come la porcellana; costui non potendo avere altro di onesto, se ne pigliò il vestito. Gl'infermi, al comparire di cotesta brutta figura, tacquero come le passere quando il falco alia intorno all'albero su cui stanno appollaiate; imperciocchè presagissero danno per taluno di loro; nè a torto, che in nocere proviamo gli uomini più tristi dei gatti, ai quali la natura concesse facoltà di tirare in dentro gli ugnoli e accarezzarti senza sgraffiarti, mentre gli uomini così detti di polizia, se ti toccano è forza che ti sgraffino, e se ti baciano bisogna che ti mordano.

Fermaronsi tutti intorno al letto di Curio, in un attimo lo circondarono e lo frugarono nelle parti più riposte; fino sotto al capezzale, dove l'infermo posava la testa, parte sostanzialissima e per avventura più innocente del loro mestiere: essi vollero assicurarsi che Curio non aveva armi. Di tanto accertato lo sbirro pennaiolo, con voce stridula incominciava:

— Siete voi Curio Onesti?

— Sono.

— Di Milano?

— Di Milano.