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Il conte! il conte! Noi vogliamo sapere come andasse a finire il conte, urla la moltitudine dei miei lettori. — Ordine! tranquillità! silenzio e tenebre! Ed io vi conterò il fine del conte. Libero da ogni ostacolo, costui irruppe con la foga della giovinezza dove alla cieca più Venere piace, per dirla col Parini, e, o sia che la sua complessione inchinasse a decadenza precoce, ovvero il troppo affaticare della mente, e le notti vigilate, e lo abuso delle bevande nervose, massime caffè, gli logorassero le forze vitali, in breve egli si trovò ad avere, non che bevuto, sgocciolato il boccale della voluttà; venuto a compieta, contro la propria impotenza arrovellava, se avesse potuto avrebbe fatto arrestare dal questore Amore e trasportare ammanettato dai giandarmi alle Fenestrelle; pestava i piedi e si svelleva i capelli, dando di sè miserando non meno che burlevole spettacolo. Dove la donna, mossa da pietà o da quale altra passione, si fosse avvisata racconsolarlo con parole di compatimento, apriti cielo! Allora sì che bolliva! rompeva in escandescenze, e, come dice il volgo, ci andava di moccolo. Avvenne quello che doveva avvenire; lo colse lo accidente di gocciola e morì. Per la costui morte grande si levò il lamento nella universa Italia, che gl'italiani costumarono con lui come gl'innamorati con la donna amata, quando le diluviano addosso tutte le virtù le quali essi desiderano che la donna possieda ed ella non ebbe mai. I suoi gesti dipinti dall'adulazione co' falsi colori del servilismo ogni giorno più smontano al sole della verità; anche pochi anni, forse mesi, e di coteste storie non apparirà altro che pareti bruttate di memorie laidissime.
Ben può l'erede comprare un posto privilegiato al camposanto e commettere a Carrara un monumento di marmo; i lacchè dell'arte faranno alle capate per iscolpirglielo, senza darsi un pensiero al mondo se adoperano lo scalpello per un bandito o per un eroe; ma la Storia, che non vende posti al suo cimiterio, e per amor di pane non usa la penna, più presto o più tardi mette ognuno al suo posto e il tempo conferma il giudizio.
Corse voce che lo avesse avvelenato la Bianca, e fu calunnia; ella non era capace di siffatti reati; anzi ella amava il conte a modo suo; certo cotesto amore a lei arrideva quando le veniva davanti col turcasso pieno, non mica di frecce, bensì di cedole di banca di mille lire l'una; ma insomma se lo teneva caro; di un'altra cosa ell'era capace, e in questa parte non si lasciava patire; mantenuta dal conte, manteneva... chi mai? Non importa dirlo; uno di quei tanti così che costumano portare i baffi appuntati volti in su come le vacche le corna, ed i capelli spartiti per davanti e per di dietro su la zucca come gli spicchi del popone. Donde vengano non si sa, dove vadano nemmeno; pari al sole dei climi tropicali, non conoscono crepuscolo; splendidi di tutti i loro raggi compaiono nelle sale magnatizie, sfolgoranti di tutti i raggi loro precipitano nella tenebra; forse, se ne francasse la spesa, a cercarli bene, si troverebbero in galera, ovvero in sagrestia; intanto corruscano nei club; nei turf si esaltano Minossi, poichè ci decidono i piati, e talora eziandio emuli a Castore semideo scendono nello stadio e corrono il palio; luogotenenti e vescovi in partibus di Tersicore, la musa ballerina nelle soirées dansantes; diaconi e suddiaconi di Como nei banchetti e nei buffets; Achilli della forchetta e della spada, perchè talora duellano, e non senza audacia, per conto proprio, più spesso vengono a regolare cotesti intrugli, che chiamano a ragione partita di onore, essendo provato che l'onore non ci si fa mai vedere, o, se per caso ci s'imbatte, scappa senza voltarsi indietro. La cittadinanza finge maravigliarsi di simile risma di gente e le appella misteriose; cittadinanza vile e corrotta, che si tappa occhi, orecchi e bocca per non vedere, non udire e non parlare; per poco che ci attendesse, non che altro, il lezzo glie le svelerebbe anche al buio; esse, finchè il vento soffia in poppa, si reggono sopra ogni maniera senserie e sul truffare al gioco, non mica barando per sè, che sarebbero scoperti subito, bensì tenendo il sacco a persone illustri duchi, marchesi ed altri titolati: essi guadagnano a starsene all'ombra; dopo queste viene l'industria di darsi a nolo a femmine use vendersi un dì alla libidine altrui, oggi costrette dalla propria a comprare, mantenendo in fiore l'ampia famiglia dei contratti innominati do ut des, ut facias facio; ed è destino che queste donne caschino stupidamente nei laccioli medesimi onde accalappiavano altrui. Narrasi che il conte, tra robe e quattrini, avesse lasciato alla Bianca pel valsente di centocinquanta e più mila lire, sicchè, come vedete, ci era da scialare un pezzo; quindi non mancò il bertone di proporre alla donna il pellegrinaggio di Parigi, che è il santo Iacopo di Galizia di quanti barattieri e baldracche vivono nell'universo. La donna assentì più che volentieri, trovandosi fornita in copia di viatico, ed anco per allontanarsi da una città, dove così atrocemente le levavano i pezzi d'addosso; le turpi adulazioni ora le facevano scontare con ispregi abiettissimi; e percotendo lei credevano vendicare la propria viltà; logica dei tempi, che fa cascare le braccia alla medesima infamia.
Di questa ragione salmi finiscono sempre col solito gloria; fecero del ben bellezza, sicchè in capo ad un anno del sacco rimasero loro appena le corde; ma il bertone, innanzi di vederne il fondo, arraffato il buono e il meglio, si tirò al largo, nè se ne seppe più nuova; alla donna parve toccare il cielo col dito tombolando nelle mani di un imprenditore di pompe funebri; costui sperava cavarne presto uno scheletro per decoro dei catafalchi; campando ella oltre l'aspettativa, la sgabellò a un oste; l'oste a un carrettaio; qui di vettura privata diventa omnibus, e così di male in peggio: allora dà di una stincata al sifilicomio, n'esce, ci torna, lasciando via via nuove offerte al tempio, una volta i capelli, un'altra i denti, ora un occhio. Poco prima della famosa rivoluzione dei Comunardi a Parigi fu vista bazzicare il Boulevard des Italiens, dove vendeva fiammiferi. Parecchi italiani la conobbero e udirono da lei la storia del conte, arrapinato, pestare i piedi e svellersi i capelli quando Venere, appoggiato il pollice destro sotto il naso, gli faceva ventola con la mano aperta. Qualcheduno ne scompisciava dalle risa; i più, tentennando tristamente il capo, mormoravano: ecco i grandi uomini partoriti pei piedi dalla monarchia.
Tutti però le davano il soldo.
Forse ella, nel portare l'acquavite o il petrolio ai combattenti, sarà rimasta morta; o forse il governo del repubblicano Thiers l'avrà fucilata. Forse chi sa che un giorno o l'altro non la troviamo segnata fra le sante in qualche lunario francese: ce ne hanno messe tante!
Capitolo XXI.
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Se madre natura possedesse croci dei santi Maurizio e Lazzaro, ed anco della Corona d'Italia, a straziare, capisco anch'io ch'ella potrebbe avere i suoi adulatori, ma poichè croci non ha e collari nè meno, non arrivo a capacitarmi come uomo si periti a contarle le sue ragioni in faccia, ond'io, che libero sono e mi vanto, le dico aperto ch'ella ebbe torto marcio quando fabbricò il caccao a non farlo tutto di Sconusco, a quello di Caracca superiore assai, il caffè tutto di Moka, o alla più trista di Portorico; il the, o il tchà[6] tutto pekò a coda bianca — e l'amore tutto pari a quello che il Canova effigiò abbracciato alla divina Psiche, e sorreggente per le ale sopra la palma di questa l'angelica farfalla dell'anima. Ma ahimè! e' ci hanno più qualità di amori che di frati; taluno dolce così, che di petto a lui il mele ibleo morirebbe di vergogna; tale altro, al contrario, disgrada in amarezza l'assa fetida, con la quale mi dicono che il diavolo inzucchera la ricotta giù nello inferno.