I pazzi avevano fatto un cerchio intorno al presidente ed alla sua bella compagnia, levando un rombazzo, un frastuono, un rovinìo che pareva il finimondo, nè ci era verso di scapolare loro di sotto; le sghignazzate e i fischi andavano al cielo, e già era corso qualche scappellotto, ventipiovolo d'imminente acquazzone. La faccenda diventava brusca davvero, se il direttore non giungeva in tempo con un rinforzo di spedalinghi armati di nerbi, i quali distribuendo a destra e a sinistra busse da levare la pelle, fece prendere il puleggio a cotesti matti, i quali però appena furono fuori di tiro si voltarono d'accordo riprincipiando un inferno di fischi e di vituperi.

Il direttore, confuso per lo spiacevole inconveniente, si profondeva in inchini, senza aprire bocca come colui che non sapeva da che parte rifarsi; ma il presidente venne tosto a levarlo di pena, imperciocchè sorridendogli beato, mentre si assettava il cappello sgualcito, gli disse:

— Poverini! bisogna compatirli, e' sono matti.

— Giusto! era quello che pensava anch'io, cotesti miseri non sanno ciò che si dicano o si facciano, si affrettò di soggiungere il direttore.

Artemisia tremava; di che tremava ella? Non mi è facile indovinarlo; questo so e lo ridico, che stringendosi ella al braccio dell'amante, gli susurrò negli orecchi:

— Han fatto male a mettere cotesto infame allo spedale, lo avevano a cacciare addirittura in galera.

Ma Gabriele non le badava, chè mormorò fra sè questi detti segreti:

— La Dio mercede, noi siamo giunti a tale, che in Italia adesso i savi parlano come matti e i matti come savi.

Da cotesto giorno in poi il verme penetrò in quello indegno amore, e comecchè il giovane contrastasse alla incessante corrosione, in breve l'ebbe guasto; allora egli si provò a sbrattarsene e non potè; condizione infelicissima, che annebbia sovente i migliori spiriti; un bel giorno con inaudito sforzo ruppe la fune della consuetudine, e insalutato hospite fuggì: pellegrinando in remote contrade corresse i trascorsi della riprovevole passione, e rigenerato in faccia alla propria coscienza ricuperava la stima di sè e la pace. Ora, chi credete che di cotesto caso si arrapinasse più, il presidente Goffredo o la moglie Artemisia? E' fu Goffredo; quanto ad Artemisia infuriò lunedì, martedì pianse, giurò vendicarsi il mercoledì, il giovedì si diede attorno a cercare il mezzo di condurre a compimento la sua vendetta; lo trovò il venerdì; fa vendicata il sabato; sei giorni di fedeltà per femmina come quella equivalgono alla eternità. Bisogna dirlo; all'uomo qualche volta è dato restare a mezza scala; la donna va sempre fino in fondo.

Non affatto infelice Fabrizio, poichè la fortuna gli concesse nel profondo della sua miseria redimere un'anima. Certo tristaccio, quando lo riseppe, notò malignamente: — I regi procuratori, onde facciano un po' di bene al consorzio civile, bisogna che diventino matti. — La quale sentenza, se non peccasse di troppa generalità, si dovrebbe rilegare in oro.