Allora Curio ficcò bene gli occhi addosso al carceriere, dubitando avere così al barlume dell'alba scambiato la faccia di un lupo con quella di un uomo. Niente affatto; la faccia del carceriere appariva qual'era, faccia di uomo pio, che in quel punto si levi, forbendosi la bocca col tovagliolo, dalla mensa eucaristica; — pinzo e beato. Soli il catechismo cattolico ed il regolamento piemontese hanno virtù, di conciarti la creatura umana a quel modo.
Tosato, vestito di tela greggia, Curio, il bellissimo Curio, adesso comincia la vita del soldato: andare per carne e per pane, portare buglioli di acqua spesso, rado di vino, segare legna, spaccarle, recarsele in ispalla: nè questo era tutto: spazzare la caserma, lavarla; nè questo era il peggio... insomma di opere servili e sozze un mucchio; ond'egli fra tante e tanto laidissime cose si guardava bene di richiamare alla mente la cara immagine della gentile Eufrosina, pauroso d'inquinarla; anzi, se mai gli cadeva nella mente, egli si affaticava di cacciarnela via come mosca impronta che si ostini a passeggiarti sul naso. Fra le uggie che lo infastidivano a morte, conforto unico, quando gliene veniva fatta licenza, condursi solo in riva al fiume, e quivi sdraiato contemplare inerte di pensiero e di corpo l'acqua che passava; alfine si alzava sospirando: — Perchè non passo anch'io? — Ovvero seduto lungo il lido del mare, con la punta di un ramoscello tracciava sopra la sabbia geroglifici, che l'onda irrompente di subito cancellava. Un tristo filo gli filava la Parca.
Certo giorno, quello dei suoi cento padroni che gli sta immediatamente sul capo, gli ordina: s'imbianchi dove ha da comparire bianco; si annerisca dove ha da comparire nero; di tutto punto si abbigli, perchè sul mezzogiorno si aspetta il maggiore, che verrà piumato, inargentato, con tanti voti sul petto da dar quindici ed una caccia ai piedi alla miracolosa Madonna di Oropa.
Il maggiore venne serio come un bufalo; gonfio come un tacchino quando fa la ruota; in sembianza non di bestia, bensì di tutte le bestie dell'arca di Noè. E ora perchè si rimescola il sangue da capo alle piante a Curio? E perchè sopra la faccia sparuta del maggiore adesso si stende un'ombra a mo' che accade su la campagna aprica, se una nuvola venga improvvisa a passare traverso i raggi del sole? Curio riconosce nel maggiore il vile Fadibonni e il Fadibonni lui; la rassegna si compiva in meno che non si dice un credo; al maggiore ogni istante pareva mille anni di trovarsi lontano di là. Quello e l'altro dì passarono senza accidente; al terzo Curio ricevè un invito di presentarsi al maggiore; ed egli, non potendo fare a meno, vi si recò; il Fadibonni, appena lo vide, chiuse l'uscio, avvertì di tirare le cortine, e all'ultimo, voltosi a Curio, con allegra faccia lo abbracciò, lo baciò, ed ei si lasciò fare; finalmente il maggiore prese a ragionare così:
— Or di' su, qual destino ti balestra in queste parti? Quali i tuoi casi? O perchè non hai messo il cambio? La è questa una delle tue solite capestrerie?
— I casi miei sono lunghi ed infelici; dispensami da contarteli; non misi cambio perchè una condanna di disertore mi obbliga a entrare nella milizia, e ad ogni modo mi sarebbe mancato il danaro.
— O che non sei più ricco?
— Misero, ma misero assai.
— E i parenti?
— Morti tutti, o falliti.