Vuolsi così colà dove si puote

Ciò che si vuole, e più non domandare.

Così il nostro Curio era condotto in prigione. Io per me credo fermamente che i re, per vendetta della monarchia offesa da Dio quando egli convertì Nabuccodonosor in bestia, s'industrino, quante volte lo possano, mutare gli uomini in bestie: fra i tanti mezzi che a tale scopo essi possiedono, capitalissimo ha da giudicarsi il carcere, massime militare, dove il cibo malsano, l'aere tristo, le asperità, la solitudine e i lavori animaleschi operano sì, che la vita del carcerato se ne va in raschiatura sotto la lima della necessità. Lo imperatore Francesco di Austria, che fu quel gran maestro che tutto il mondo sa nell'arte d'imbestiare la creatura di Dio, condannò i nobili cattivi dello Spielberg a fare la calza.

Io non condurrò il mio lettore al finestrino della carcere, donde mostrargli come viva e come operi il prigioniero, lasciato solo con la sua solitudine; lo ha di già fatto lo Sterne, e in guisa da sgomentare qualunque altro volesse ritentarne la prova; il carcerato dello Sterne alla fine di ogni giorno tagliava una tacca in un regolo; al mio la disperazione risparmiava la fatica, facendogliela ella stessa nel cuore. Anco il suo cranio si mutava in prigione, imperciocchè ogni dì più si stringesse tanto da poter presagire che avrebbe in breve soffocato l'intelletto: cessata la milizia, è proprio inutile che il soldato vada a riscotere l'anima dal magazzino dov'ei la depositò; tanto non saprebbe più dove metterla. Curio, per mantenere più che potesse acceso il lume della ragione, chiese qualche libro a leggere; da prima non gli risposero nè manco, poi glielo rifiutarono, all'ultimo glielo concessero. Sapete voi qual libro? Ve lo do a indovinare su mille. La legge della leva del 20 marzo 1854 e il codice penale sardo del 1º ottobre 1859. Trovandosi in questo modo Curio costretto ad esercitare il suo ingegno sopra materia tanto infelice, operò come la valentissima non meno che sfortunata donna di Properzia de' Rossi, che sopra un nocciolo di pesca condusse in iscoltura tutta la passione di Gesù Cristo, con tale e tanto magistero, che chi la vide ebbe a restarne maravigliato.[10] — Avendo io potuto vedere il codice militare e la legge della leva concessi per sollievo del suo spirito a Curio, li rinvenni così tanto gremiti di osservazioni, note e pensieri, da far rimanere a bocca aperta la gente; tu ti hai a figurare una maniera di caleidoscopio dello intelletto umano, dove, girando, miri sciogliersi, aggrupparsi, tramutarsi senza posa risi, sorrisi, lamentazioni, capestrerie sempre nuove e sempre grottesche. Se mai capitasse in mano di romanziere, o di poeta, o di predicatore, o vogliamo legislatore, ovvero anche filosofo, chi sa quanto ci saccheggerebbero a man salva: per moneta non lo potei avere, e me ne increbbe; lo copiai in parte e giudico che valga il pregio citarne qualche tratto. All'articolo 5, t. I, c. 1, Curio appicca questo commento. — Ecco qui; in virtù dello articolo 5, la morte col mezzo della fucilazione nella schiena rende il condannato indegno di appartenere alla milizia; ed è ottimo accorgimento piemontese per distinguere la condizione dello ammazzato per davanti da quella dello ammazzato per di dietro; onde resta chiarito che se lo ammazzato per davanti dopo morto si presentasse al reggimento, hassi a ripigliare sotto le bandiere senza opposizione, mentre se lo ammazzato per di dietro ma' mai si attentasse dopo morto a presentarsi al reggimento, ne sarebbe addirittura respinto. — Atrocissima poi la chiosa di Curio all'articolo 3, titolo I, della legge su la leva, e meritata pur troppo: «Non sono ammessi a far parte dello esercito gli esecutori di giustizia, nè gli aiutanti, nè i figli degli esecutori, nè degli aiutanti loro.» Per questa guisa la gente, innanzi di entrare nella milizia, carnefice non ha da essere, dopo entrata sì; prima di entrare infame, meritoria dopo; se sei carnefice prima ti sbatacchiano la finestra in faccia, se dopo ti ribelli a fare da carnefice, e repugni, ed imprechi a cui ti costringe, commetti atto d'insubordinazione, ti scaraventano fuori della onorata milizia per la porta del sepolcro. Se ammazzi con la forca, infame e boia; se con una palla di piombo, inclito ed eroe! Arrogi, il boia ammazza sempre o quasi una belva feroce perduta nel delitto, cui tarda all'universale vedere arrandellata nella eternità, onde il boia talora salutano liberatore, anzi non mancano perfino filosofi che lo vorrebbero impancato nella magistratura e circuito di onorificenze al pari dei personaggi che vanno per la maggiore: — ma il soldato ammazza un uomo di cui la colpa domani non sarà colpa, che il sentimento della pubblica morale o scusa o non condanna; il boia macella persona a lui sconosciuta; il soldato rompe un cuore di un camerata, che forse amava e n'era amato: per la preda del boia veruno prega, per la vittima del soldato quaranta e più mila donne italiane; se taluno supplica per la prima, ottiene grazia sovente; per la seconda si prostra un popolo davanti al trono invano. Cipriano la Gala ha salvo il capo; Pietro Barsanti è messo senza misericordia a morte.

La prigionia di Curio tirava al suo fine, quando certa notte venne desto a forza da uno scoppio di fucile, che gli parve sparato accanto. Precipitandosi da letto corse a spalancare la finestra; ahimè! Si era dimenticato che la tramoggia toglieva la vista del di fuori; tuttavolta, essendo la tramoggia composta di calcina, la pioggia rodendo il cemento ci aveva aperto un breve pertugio, il quale allargato tosto da Curio col mezzo di un chiodo, gli concesse vedere una frequenza insolita di gente a cotesta ora; un andare e un venire di lumi dalla caserma; poco dopo comparve una bara portata da quattro uomini, i quali, come entrarono cheti, cheti del pari se ne uscirono: solo uno di essi piangeva tacito, pure di tanto non si potè tenere che in qualche singhiozzo non rompesse. Allora sopraggiunse un uffiziale infellonito e gli menò una piattonata da mandare faville sopra la spalla non gravata dalla stanga della bara! Il soldato si ricacciò in gola un altro singhiozzo che stava per uscir fuori; per vantaggino l'uffiziale aggiunse al colpo le parole: — Crepa piano, canaglia!

Curio, che moriva di voglia di sapere che cosa fosse accaduto, prese ad interrogare alla larga il carceriere quando prima gli comparve davanti, ma l'altro acqua in bocca; però Curio avendolo avvertito che tanto fra pochi giorni usciva, non si gittasse al ritroso, lo contentasse, il carceriere, trovato essere vero quello che gli ricordava, non senza molto raccomandargli la segretezza, che altrimenti guai a lui, gli raccontò come in settimana si avesse a fucilare un soldato per avere impresso il Vangelo dei cinque evangelisti[11] su la faccia del suo capitano: la sorte avere designato a formare parte del drappello dei fucilatori certo suo compaesano, che molto lo amava, anzi aveva sentito dire ch'era stato suo fratello di latte, e poichè nè per preghiera, nè per minaccia aveva potuto ottenere la dispensa, vinto dalla passione si era messo il cervello in bricioli. Intanto, il carceriere aggiungeva, le tradizioni della disciplina antica si disfanno: se si tira avanti di questo passo, per me non so dove si vada a cascare; una volta noi altri savoiardi della vecchia stampa, prima di disobbedire al regolamento avremmo fucilati padre, madre, fratelli, sorelle, la serva e il servitore...

— Ammazzò padre, madre e la sorella,

Il fratello, la serva e il servitore,

come Marziale, cantarellò Curio; e l'altro.

— Precisamente!