— Ma che questo gabbiano voglia ministrarmi il suo amore come un purgante?
E ficcatole gli occhi addosso, fu subito chiarito di che si trattasse; e fra sè disse: chi non vuol vendere vino levi la frasca. Per la qual cosa, licenziata la suora con le più accorte maniere che per lui si seppero, chiamò a sè il confessore, a cui sotto sigillo di confessione confidava essere preso di amore per la bella infermiera, e forse non presumere troppo di sè giudicando che ella di pari amore fosse rimasta punta. — Il confessore si morse le labbra, si fece in viso color di bargigli, e nelle escandescenze in cui ruppe diede a divedere che allo zelo del prete si mescolasse, oltre al dovere, concupiscenza dell'uomo cavallino; pure si tenne; anzi lodò il giovane della sua prudenza; ma da quel punto in poi la suora non si vide più; la surrogava una suora vecchia, di cui la faccia pareva plasticata nel sapone di Susa: il vaiolo si era preso il gusto di scavarci una moltitudine di cavità, dove la morte e il peccato giocavano alla buchetta.[9]
Come a Dio piacque, Curio tornò più vispo di prima; ma per saltare dalla padella nel fuoco; imperciocchè avesse a comparire dinanzi al Consiglio di guerra. Indicarongli, ed egli accettò, difensore un uffiziale, a cui per ventura il regolamento non avea ancora mummificato il cuore; il quale udendo come egli intendesse addurre per discolpa avere seguito la fortuna di Garibaldi, come quello che egli giudicava meglio adatto per condurre alla vittoria la gioventù italiana, levò di schianto ambe le braccia al cielo ed esclamò:
— Dio ve ne guardi! Il Consiglio vi crescerebbe di due gradi la pena; lasciate dire a me; se vi poteste atteggiare ad imbecille, beato voi! la migliore accompagnatura che uomo possa avere nel cammino della milizia è la stupidità; con questa al fianco voi potete vincere il palio anche correndo col generale Lamarmora: ed abbiatelo per inteso.
Il difensore officioso mise innanzi ai giudici certe sue gretole, che erano tanti bruscoli negli occhi al senso comune, e parvero abboccarsi dal Consiglio: aggiunse poi, per far breccia, che Curio intanto si mise dietro al Garibaldi, inquantochè il re con regio decreto lo aveva eletto a suo generale; seguito la bandiera di lui perchè onorata dello scudo di Savoia: nè avere creduto mancare, se trovandosi di faccia al nemico prendeva senza perdere tempo a menare virtuosamente le mani contro di lui. — Certo, e lo abbiamo avvertito, la sventura aveva annacquato il sangue di Curio, non tanto però che, punto sul vivo, non isprizzasse quanto prima veemente; onde sorse su a dire: che non avrebbe mai per viltà rinnegato il suo degno capitano, l'unico che avesse saputo condurre alla vittoria la gioventù italiana; non avere veduto nè considerato lo scudo di Savoia, perchè nascosto nelle pieghe della bandiera italiana...
Tutti i componenti il Consiglio proruppero in un oh! lungo e roco; il presidente fischiando il più puro dei dialetti piemontesi urlò:
— Countacc! S'ha sentire anco questa, che lo scudo di Savoia sia entrato nella bandiera italiana come il baco nella pera per rosicarne il torsolo?
Curio, che aveva avuto il tempo di calmarsi, vide il marrone che aveva commesso e tacque; le sue parole gli tornarono indietro di rimbalzo formulate in condanna del massimo della pena assegnata dall'articolo 131 del codice penale sardo, vale a dire tre anni di reclusione militare.
Mentre riconducevano Curio trasecolato in prigione, l'ufficiale difensore gli si chinò all'orecchio susurrandovi queste parole:
— Voi vi potete vantare di essere nato vestito; — e siccome l'altro accennava a rimbeccare, l'uffiziale si affrettò ad aggiungere: zitto!