O signori, faccio loro assapere come io non immagini nulla. Dante Alighieri fu levato a cielo meritamente perchè indusse Paolo a tacere e a piangere. mentre Francesca raccontava la prima radice del suo affetto al poeta; parve ed è un tratto di gentilezza sublime; e badate, che Dante proprio quel pianto immaginava col suo cervello, perchè gli è certo che ei non si trovò nello inferno a udire Francesca come io non mi trovai nel paradiso terrestre a vedere Eva; e se io narrai che Gavino pianse, egli è perchè il dabben giovane sparse lacrime amare e non per sè; bensì per l'amata donna, la quale in grazia sua adesso si trovava travolta in cotesto obbrobrio, e per lo amico, che avrebbe difeso a prezzo della propria vita, e pure aveva ferito nel cuore... Vicende umane!

Il presidente, timoroso che il tribunale diventasse un lago, si decise interrogare Efisio; Efisio era il marito; di forme alquanto meno leggiadro degli accusati, e questo non gli poteva giovare, ma più che tutto gli nocque essere poeta. Poeta, marito, tribunale e società moderna la è roba che messa insieme disgrada il sacco romano dei parricidi. Egli non pianse, però la voce gli tremolava flebile, a mo' del ventipiovolo annunziatore di pioggia imminente; e il bello fu che, invece di rispondere al presidente, egli s'indirizzò alla moglie con gesti e sembianti ispirati, favellandole queste amorose parole:

— Dimmi, ti aggirai io con inganni? Ti feci forza pur col pensiero, affinchè tu mi preferissi all'amico diletto? Tu venisti a me con passo armonioso come una voce. Amore fu che ti condusse al mio seno, battendo le ale dove si riflettevano i gaudi senza fine molteplici dei cuori innamorati. Amore, dopo averci condotti al talamo, spense, agitando più forte l'ale, le tede che ardevano dintorno, poi le distese sopra e ci coperse a guisa di padiglione, e se di tratto in tratto le scosse, ei lo fece per piovere sopra i nostri spiriti sogni felici, nella maniera stessa che le farfalle testè prese piovono una forfora di oro sopra le dita di cui le tiene prigioniere...

— Scusi, signor querelante, ma quanto ella ha detto non fa al caso...

— Non fa al caso? Signor presidente, che diavolo dice? Al contrario, gli è proprio il casissimo... ella mi ha rotto...

— Io non rompo nulla.

— E lo lasci sfogare, esclamarono taluni dal banco dei giurati.

— E lo lasci sfogare, ripeterono molte voci in platea, massime femminili.

E il presidente chiotto chiotto si aggomitolò come un istrione fischiato.

— Ed ora dove sono rimasto? esclamò Efisio stropicciandosi a più riprese la fronte...