Mentr'egli, quasi sempre fuori di sè, esponeva l'atroce caso, lo avvocato, tirando su fino al quarto cielo del suo cervello una presa di tabacco, mulinava fra sè: oggi è giorno di gala; uno scandalo, un guadagno, una occasione strepitosa a sbraciare la mia fama prossima a spegnersi sotto la cenere; egli è come se mi capitassero addosso tutti di un picchio Pasqua di resurrectio, giovedì grasso e ceppo di Natale: quod faustum sit. Però mi passo da dire come egli la ferita di Efisio medicasse con l'acqua forte e l'arsenico, e fasciasse con le spine: di lettere degli amanti infocate così che scottavano le dita ce n'era un subisso; d'indizi, amminnicoli precedenti, concomitanti e susseguenti, un flagello; e che s'indugia più? Mano ai ferri.

E dalla bottega dello avvocato Tami ecco uscire la più famosa querela di adulterio che sia stata mai vista da poi che mondo è mondo. Ora tra il volere e il non volere, il cruccio dell'offeso di non vedersi comparire davanti a misericordia gli offensori e la peritanza di questi ad andarci, tra il supremo fastidio di Efisio, che lo persuadeva a tornare indietro, e lo struggimento dello avvocato, affinchè precipitasse avanti, siamo alla porta co' sassi; eccoci al giorno del dibattimento.

Metto pegno che se Efisio avesse convitato i suoi concittadini ad un banchetto per porli a parte di qualche sua contentezza non ne avrebbe annoverati tanti, nè sì scoppiettanti di allegria, come adesso erano venuti spontanei a far falò della sua miseria; le donne soprammodo dell'altissima e della bassissima vita; le due plebi si toccano.

Ecco qua, è ammannita ogni cosa; qui giudici del fatto e giudici del diritto; da un lato il gladiatore reziario della offesa, dall'opposto il gladiatore scutato per la difesa; entrambi avvocati, che si mostrano i denti: promettono morsi da cani; tanto meglio, con la mostra di cotesta ferocia verrà temperato il sangue troppo indolcito alle signore per la pratica indefessa delle opere di carità corporale e spirituale. Gl'istrioni hanno indossato le vesti, secondo la parte che ognuno sostiene; i giudici copersero il capo col berrettone, che rammenta lo spegnitoio del senso comune; un collaboratore del Gazzettino Rosa, al quale il direttore del Diavolo domandava la differenza che corre tra i berrettoni e le pentole qual sia, ha risposto: questa; nelle pentole le rape bollono per di sopra, nei berrettoni dei giudici bollono per di sotto. Le comparse stanno pronte; aspettano tutti con impazienza, e dubito forte che se il Cristo, il quale pende sul capo al presidente, non tenesse inchiodate le mani, le schioccherebbe anch'egli, onde precipitare gl'indugi. Attenti! I sonaglioli hanno dato il segno dietro le scene... si alza il sipario...

Il presidente comincia dal movere le consuete domande ad Artemisia...

— Ti piace? Non ti piace? — Rassomiglia un gatto d'Angora spaventato. — No, una picciona. — Nè anche, una rapa monda. — Chetatevi, linguacce, non vedete che la è rossa come una ciliegia. — Ecco, la è una bella fetta di grazia di Dio. — Magnifico pezzo di carne. — Ma che cosa trovi di bello in lei, che gonfi i bargigli come un tacchino? domanda dispettosa la droghiera al marito; e questi brevemente risponde: Quello che non ho mai trovato in te.

— Silenzio! salta su a strillare un usciere, che alle vesti e agli atti ti dimostra che le cavallette sono penetrate anche nel campo della Giustizia.

Il presidente non aveva potuto cavare una parola di bocca ad Artemisia, la quale piangeva, piangeva, piangeva.

Davvero nè più bella nella sua decadenza, nè più vereconda nella colpa deve essere stata di lei Eva quando comparve al cospetto di Dio; per confessare la verità, io non mi ci trovavo, ma me lo immagino. Il presidente allora si voltò a Gavino, giovane di forma nobilissima e d'ingegno non meno, e nè pur questi potendo reggere al groppo degli affetti che gli mossero assalto, seppe rispondere con altro che col pianto.

La è finita. Lo scrittore ha scambiato il tribunale in un mulino e i giudici in macine, che per virtù di pianto devono macinare la giustizia. Di diluvi universali ce ne fu uno nel mondo, e n'ebbe a bastanza. Povere fantasie! E poi come si fa a far piangere un uomo?