— Sai... quel certo... tale biglietto delle lire seicento è stato trovato.
— Trovato! E tanto il Fadibonni non si potè tenere, che non si avventasse in camicia come si trovava, a gambe ignude, scalzo, fuori del letto gridando:
— Chi lo ha? Dov'è? Me lo rendano, io ne ho bisogno, me lo rendano per Dio!
— Adagio perchè ho fretta, dice il proverbio; torna a letto. Così... da bravo. Il possessore del biglietto sono io.
— Dunque dammelo, via, a te non può servire nulla.
— Te lo darò: prima, perchè se io lo mettessi in processo tutto il nostro reggimento rimarrebbe infamato, ed io intendo ch'ei splenda in eterno nella pienezza del suo onore: secondo, perchè cervi con cervi non si levano mai gli occhi, e noi tutti protegge il beatissimo san Nicola: terzo, perchè posto nelle carte del processo, mentre te condurrebbe di certo al fiume, non so se salverebbe l'altro dalla fucilazione.
— Oh! dammelo, via... dammelo.
— Te lo darò, ma a un patto; e questo patto è che tu me lo paghi.
— E con quali danari?
— Co' tuoi, parrebbe.