— Che miracolo è questo, capitano Parpaglione?

— Come miracolo? O che per te è miracolo che un amico vada a visitare un amico in angustie? Così favellava un uomo mal tagliato, di cui la faccia Rebecchino per risparmiare danari avrebbe potuto pigliare a insegna della sua osteria, e proseguiva: Ci è nulla in casa da bagnare la parola?

— Vuoi vino? Acquavite?

— Biagio, la boccia dell'acquavite e un gotto; il vino è per gli stomachi deboli.

Bevve di un tratto un bicchiere di acquavite che parve dovesse frizzare meglio del pepe, però ch'egli ebbe ad asciugarsi col dosso della mano a un punto la bocca e gli occhi lacrimanti.

— Come stiamo a sigari?

— Male; un mozzicone appena.

— Biagio, to' qua; il capitano avendo sbirciato sul tavolino un pugno di soldi, ne tolse senza cerimonie un pizzicotto, e dandolo a Biagio soggiunse: Va' a comprarne dalla Rossina... sai? la tabaccaia dal canto alle rondini; ella ci ha roba stagionata; avverti che fumino, e la foglia sia intera... pel tuo incomodo te ne regalo uno.

Uscito Biagio, il capitano ripiglia il discorso dicendo: l'ho mandato dalla Rossina, perchè non abbia luogo di tornare presto, avendo noi bisogno di tempo per ragionare insieme. E ora che ti senti? Che hai che mi fai bocca da recere? Non siamo mica in mare. Su allegro! Ti porto buone nove.

— Che nuove?