Il Fadibonni giace, secondo il suo costume, voltandosi fastidioso ora da un lato ed ora dall'altro; spesso col lenzuolo si asciuga la faccia e il collo grondanti sudore, e forte soffiando spinge fuori il fiato fumoso. Al più lieve strepito schizza su a sedere sul letto e porge affannato l'orecchio; poi ricade e il petto gli si alza e gli si abbassa come se gli avesse a schiantare il cuore.
Squilla il campanello! E il Fadibonni su ritto a gridare da spiritato:
— Biagio, chi è? Va' a vedere chi sia. Chi è? Non ti movere.
— Caro lei, se non mi lascia andare, non glielo saprò dire di qui a domani.
— Va', si... fa' presto.
— Ci è il maggiore? si ode dalla stanza accanto; e subito rispondere:
— Non so... credo... andrò a vedere.
— Va' via, balordo; avrai da cercare un pezzo in una stanza e mezzo.
— Allora ci è, passi.
— To', gua'! sempre a letto, poltrone...