Il Fadibonni non intese le parole della landra, o finse di non intenderle; pauroso che l'uccello se la svignasse dal vergone, aperto l'uscio di casa, si cacciò a scavezzacollo giù per le scale.

*

— Caro lei, com'è che la vedo tanto rimescolato?

— Abramino, mi compatisca, ahimè! pensando a dovermi dividere da quella divina creatura, mi sento pigliare dal ribrezzo della febbre quartana.

— Per vita mia, io non vorrei essere cagione di tanti disturbi. Quando ci entra di mezzo la passione non si è mai sicuri... e considerando che domani l'altro ella potrebbe pentirsene...

— Domani parto.

— Allora muta specie... e se la signora Giulia acconsentisse...

— Ella acconsente; e confida di essere nell'amarezza che l'opprime consolata da tanto bravo giovane quale ella è.

— Dunque parrebbe che remosso ogni ostacolo io potessi liberamente presentarmi a lei?

— Aspetti un momento ed avrò l'onore di presentarla io stesso; — prima però mi occorre pregarla.