— Di che?
— Non si spaventi, Abramino: di cosa che lievissima per lei, tornerà a me di supremo vantaggio: ho bisogno di trovare in presto mille lire per tre mesi.
Abramino, facendo il chinese, rispose: — Niente di più facile.
— E viva sicuro di due cose: del pagamento puntuale a scadenza e della mia eterna gratitudine.
— Degli affari di casa io non mi occupo, ma ho motivo di credere che, presentandosi al banco Ottolenghi, vostra signoria non sarà rimandata, somministrando, bene inteso, le debite cautele e pagando gl'interessi di ragione... anticipati.
— Che guarentigia vuol'ella che io le offra? O che la mia obbligazione non l'avrebbe a bastare?
— A me basterebbe; ma io sono figliuolo di famiglia; nelle faccende del banco non mi occupo punto; quattrini non tocco. Il mio signor padre mi assegna lire mille al mese, le quali giusto ho riscosso dal cassiere stamattina: di altro non posso disporre.
E per mostrare che diceva la verità, tratto fuori dal portafogli mi biglietto bianco della Banca Nazionale, lo mise sotto gli occhi del maggiore, il quale, vedendo la bugia trottare sul naso di Abramino, soggiunse:
— Ma a lei non costerebbe niente a procurarseli altrove.
— Dio ne liberi! Se il mio signor padre venisse a saperlo mi diserederebbe.