Allora il Fadibonni conobbe in un attimo come ogni discussione menerebbe a nulla, onde, chiappata la mosca a volo, riprese:
— Pazienza! Pel rimanente cercherò altrove; intanto fo capitale su le trecento lire che avanzano a lei, dopo pagate le settecento a Giulia.
— E allora, caro lei, con che rimango io?
— Oh, a lei ricco sfondolato non mancano mezzi di far quattrini! Intanto pensi che se ho creato debiti l'ho fatto per sopperire al mantenimento di Giulia, che le merci furono portate a casa sua, che dove non le pagassi io potrebbero molestare lei, e però di traverso chi la protegge, e che per cosa al mondo non voglio lasciarmi debiti dietro. Nell'oro io non nuoto di certo, ma mi vanto soldato onorato al pari di ogni altro: sono maggiore; le rilascio un mio pagherò, e veda che libero dalla spesa di Giulia mi sarà molto facile mettere da parte tanto da poterla soddisfare in capo a tre mesi o quattro.
Abramino a sua posta capì come senza lasciarvi anche quel bioccolo di lana da cotesto roveto non usciva: giovane egli era e intabaccato di Giulia, però la concupiscenza a cagione degli ostacoli rinascenti gli s'inviperiva, onde brontolò questa risposta:
— Via, per amor suo, signor maggiore, mi sobbarcherò anche a questo carico; le presterò trecento lire.
In capo a cotesta contrada, appellata col nome del Cavour, teneva bottega uno ebreo cambiamonete, creatura del padre Abacuc; da lui Abramino si fece dare una carta bollata da pagherò, e porta la penna al Fadibonni gli disse:
— Scriva, io detterò.
— Sono ai suoi ordini.
— Da oggi a tre mesi pagherò io sottoscritto all'ordine del signor Abramo Ottolenghi lire trecentoventi...