— Ma io non ci vedo.
— Stropicciati da capo gli occhi.
— Io non vedo nulla.
— Com'è possibile mai?
E presi i candelieri accostava le due candele agli occhi di Eufrosina, e mentre specola mormora:
— Ecco qua, i soliti occhi... smaglianti... sinceri... veri testimoni del cuore... come dunque può essere che tu non ci veda?
— Non ci vedo, mamma mia! non ci vedo... Madonna santissima! sono diventata cieca... E gittate, smaniosa, le braccia al collo al padre, proruppe in pianto... Oh! io non li rivedrò più, continuava singhiozzando, nè Curio... nè babbo... oh!
— Sta' quieta... non ti disperare, o mi fai dare nei lumi; non sarà nulla, sangue al capo... vado pel medico del Castello... ma, bada, bocca chiusa: per me sento che il colpo che hai ricevuto alla vista di Curio è stato cagione di tutto.
Il medico del Castello, desto sul più bello del sonno, andò bifonchiando: visitata Eufrosina fra uno sbadiglio e un altro, conchiuse che Eufrosina aveva perduto la vista; lì su due piedi non poteva dire di più; continuassero le pezzette dell'acqua diaccia per iscoprir marina, la rivedrebbe domani; — su di che buona notte.
Filippo sbattuto, ma rigido più che mai, la mattina per tempo fu a visitare il comandante del Castello col quale rinvenne per ventura il medico: chiesta ed ottenuta facoltà di parlare, espose il caso della figliuola, aggiungendo che lì in Castello non la poteva guardare, chiedergli pertanto il permesso di menarla presso certa parente della defunta sua moglie in Milano: se questo partito gli rincrescesse, Dio lo sa, persuaso com'era che per la molta capacità del signor chirurgo maggiore in breve la sua figliuola sarebbe andata guarita.