— Ci mancava anche questa! Ora su, Nina mia; non ti abbandonare; il diavolo, sai, non è brutto come si dipinge; da brava, via, rimettiti in piedi.

E siccome l'altra non dava retta, la levò di peso portandola sul letto e con acqua diaccia, aceto ed altri argomenti s'ingegnava farla rinvenire, e rinvenne.

— Ahimè! Anima, che hai?

Ed Eufrosina, mentre si fregava gli occhi, rispondeva:

— Che brutto sogno, babbo mio, mi sono fatta... mi pareva...

— Senti, Eufrosina, quello che hai visto è vero. Curio è qui in prigione condannato a morte per avere rotto la faccia ad un ufficiale furfante e truffatore...

— Babbo... porgimi la mano... ah! muoio.

— Ferma... non morire... avrai sempre tempo a farlo: sta' di buon animo: — noi salveremo Curio, lo salveremo quanto è vero Dio... ma tu hai da fingere di non sapere nè manco che esista nel mondo... non lasciarti sfuggire nè un gesto, nè un detto: sii prudente... sii discreta... raddoppia vigilanza... pensa che se adesso lo perdi, lo perdi per sempre...

— Basta, basta; e tu pensa, babbo, che mi preme più che a te... accostati ora, che ti vo' dare un bacio, due baci, venti baci.. ma perchè così al buio? Allegria che non si vede è meno che mezza. Accendi il lume.

— Come! Accendi il lume? O non è acceso... anzi due?