Titta fu quegli, che riconducendo il Frate incolume [pg!336] a notte inoltrata al Convento, aveva mantenuta fedelmente la promessa.[90]

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[pg!340]

[CAPITOLO NONO.]

LA MORTE.

Pues esta noche ha da ver

El fin de my desgravio

Medio mas prudente, y sabio

Para acabarlo de hacer.

Leonor (ahi de my) Leonor

Bella como licenciosa

Tan infeliz como hermosa

Ruina fatal de my honor.

Leonor, que al dolor rendida

Y al sentimiento postrada

Dexò la muerte burlada

En las manos de la vida,

Ha de morir......

Calderon de la Barca.

Un servo arriva affannoso, e avvisando la duchessa, che lo eccellentissimo signor duca ha fatto capo alla strada con la sua nobile accompagnatura; dopo pochi istanti ne sopraggiunge un altro, avvertendo che il duca entrò nel cortile, che scese, e che a questa ora messe il piede sopra le scale. La duchessa, quando ebbe ciò udito, sorse in piedi, e circondata dai gentiluomini di famiglia, dalle damigelle, e dalle donne, tenendo al fianco Troilo, composta la fronte a serenità, richiamando, e Dio sa con quanto ineffabile sforzo, un sorriso sopra le labbra, mosse nè frettolosa, nè lenta, con bella e dignitosa leggiadria verso il marito. [pg!341]

S’incontrarono in cima alle scale: si gettarono le braccia al collo; si baciarono reiterate volte, e parevano commossi profondamente, ed invero erano: — ma da quali affetti commossi? Questo poteva vedere solo Dio. — Ai circostanti sembrava che la commozione nascesse dal desiderio lungo di rivedersi adesso appagato, dal piacere di riunire le membra di una famiglia con troppo danno separata; insomma dalle domestiche gioie, delle quali gli uomini fanno così poco conto quando le possiedono, con rammarico inestimabile le piangono perdute, e con tanta esultanza a pochi fortunatissimi è dato potere riacquistare. E sciolto dagli amplessi della consorte, il duca, come colui che di modi gentileschi era copiosamente adornato, strinse la mano a Troilo, lo baciò e abbracciò, gli altri di casa non pose in dimenticanza, che all’opposto gli accarezzava e chiamava a nome, di loro e delle famiglie con molta premura interrogava, mostrando avere conservato buona memoria di tutto, e di tutti.

Ridottisi quindi nelle secrete stanze, il duca, la duchessa e Troilo, Paolo Giordano favellò:

— “Parmi bene, Isabella, che noi mandiamo subito ad avvisare il Serenissimo vostro fratello, affinchè ci sia cortese di farci accompagnare a casa Virginio nostro: — troppo mi tarda vederlo. Io so bene ch’ei ci cresce rigoglioso, e si mostra dispostissimo ad ogni maniera di esercizi che si addicono ad un principe grande; e lasciando del mio sangue, nascendo [pg!342] dal vostro, che ha onorato il mondo con tanti uomini virtuosi in armi e in sapere, non poteva essere a meno.... Ma qual gioia provata per messaggio o per lettera può uguagliare quella che deriva nel cuore paterno dal vedere la cara immagine, e dallo udire la soave voce del figlio....!”