“Queste parole semplici, e nonostante maestose di grandezza, ci empivano di maraviglia, quando uno Spagnuolo interruppe il silenzio religioso, osservando: — Chi mai avrebbe creduto incontrare tra i guerrieri di Lepanto il nostro poeta! — Alla quale considerazione Don Michele sempre pacato rispose:

“— Cavaliere, voi cessereste dallo stupore, ove poneste mente che tutto quanto apparisce grande, forte e magnifico, è poesia. — Don Giovanni nostro deve salutarsi come l’altissimo poeta della Spagna.... Di due ragioni vi hanno poeti: — quelli che operano le cose belle, e gli altri che le cantano. — Don Giovanni ci ha dato l’argomento del poema: — adesso chi comporrà per lui la nobile epopea? Ah! Signore... non io.... che non mi sento da tanto. —

“Così s’incontravano i due più eletti spiriti che [pg!405] abbia mai partorito la Spagna: entrambi grandissimi, e infelicissimi, e tenuti in piccolo conto in quella contrada, che tra i posteri avrà fama principalmente perchè patria di loro.

“Come troppo bene aveva preveduto il Veniero, imperversò nella notte una spaventevole procella. Le galee rimaste accese, più che mai divampanti di fiamme, ora apparivano sopra la sommità dei marosi, ora sparivano, o sbattute trasversalmente volavano per la superficie delle acque.... Davvero avevano sembianza di demoni, che sbucati dallo inferno fossero accorsi a raccogliere le anime, ad esultare della immensa strage nel luogo del conflitto! — Alla dimane, migliaia di cadaveri ingombravano i lidi, e il mare roteava le azzurre sue onde come nei primi giorni della creazione: cotesto flutto fremente rompentesi contro la riva, pareva che dicesse: — O terra, riprendi i tuoi figliuoli; con un soffio delle mie narici ecco ho respinto da me questa polvere insanguinata e rabbiosa, che chiami umanità. Se i tuoi figli si avvisano solcarmi il volto, io richiudo tosto quel solco, e nessuno può trovarne la traccia; se io li sopporto sul dorso, io il faccio come dei trastulli costumano i garzoni volubili, per sollazzarmi, e per romperli. Ecco io mi sono purificato da loro; l’orma dello eccidio di Lepanto rimane sopra di me come il volo dell’alcione per l’aria. Tu, mia indegna sorella, soffri le costoro città, e lacera quotidianamente, e in mille guise torturata, non sai vendicarti, anzi [pg!406] dagli aperti solchi tramandi perenne sostanza per nutrirli; deh! fa senno e fenditi una volta a seppellirli tutti. Se pure offesa senza misura ti muovi, sobbissi qualche città, o qualche catena di montagne tranghiotti; le tue ire paiono piuttosto di madre che rimprovera, che di giustiziere che punisce. Io, tempo già fu, venni a mondarti con universale lavacro, e mi tarderebbe di ritornarvi adesso, che ti contemplo assai più sozza di prima, se non mi respingesse dalle tue sponde la parola di Dio. Vieni, supplica meco il Creatore che revochi il comando, ed io ti purgherò per sempre con la moltitudine delle mie acque, — con un diluvio, — per questa volta — senza Noè....

“Tale la mia commossa fantasia immaginava. — Come il mondo cristiano esultasse, voi sapete. Il sommo Pontefice volle che abbattuto lungo tratto di mura presso a porta Capena, per quella breccia Marcantonio Colonna entrasse in Roma, e a modo degli antichi Cesari trionfando al Campidoglio si riducesse; dove giunto, gli fu presentato un grosso dono di danari, che da lui accettato ne ringraziò prima il Papa, e poi subito depositò affinchè ne facessero la dota a molte orfane e povere donzelle. Così, ricco non di altro tesoro che di fama accresciuta, tornava Marcantonio alle sue case, tanto più grande quanto più solo: anima veramente romana! I Veneziani, ai quali pure i due terzi dei caduti in battaglia spettavano, non patirono che come morti [pg!407] si piangessero quei valorosi che caduti combattendo con l’arme alla mano rivivevano a secolo immortale, e i loro più stretti parenti comparvero nelle pubbliche grazie che si resero a Dio vestiti di broccato e di altre stoffe preziose: sangue anch’essi latino! Quello però che voi non potete avere inteso, si è questo, che Filippo di Spagna acerbamente sofferse la vittoria, rampognando il fratello di avere posto in avventura le forze della monarchia, senza che la vittoria valesse a produrgli vantaggio; e mentre il sommo Pontefice saluta nella effusione del cuore don Giovanni con le parole dello Evangelista: — Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Joannes, — vi fu tale in Consiglio, che non rifuggì da proporre si consultasse se gli si dovesse tagliare la testa. Vergognò Filippo medesimo della tremenda viltà dei suoi consiglieri; viltà maggiore di quella che avesse potuto desiderare egli stesso. Scampava don Giovanni la vita, ma percosso dal rimprovero disonesto, lo divora adesso lo sconforto e il dolore: — e ciò era astio spagnuolo! Quale ne venne da tante morti, da tanto valore, e da così prodigiosa vittoria, comodo ai Cristiani? dalla rinomanza in fuori, nulla. Gloria, ebbrezza delle anime grandi, oh come scadi dalla estimazione e dal desiderio, quando sei fatta traffico di principi, ghiacci calcolatori delle nobili passioni! Ognuno pensa a sè, e per oggi; lo indomani non conosce, o non cura. Venezia in mare, la Pollonia in terra, rimangono abbandonate come due vedette [pg!408] perdute incontra agli sforzi dei nemici della fede. Un giorno (disperda il Signore l’augurio) abbattuti quei due baluardi, i Cristiani si sveglieranno agli urli dei contadi, alle fiamme delle arse città; — se Dio non provvede, fra venti anni noi saremo tutti Turchi...”

Qui dava termine Giordano al suo lungo racconto, e intorno intorno correva un fremito come di gente che approva in un punto ed aborrisce una cosa; e poichè in altri bei ragionari si fu trattenuta alquanto la compagnia, vedendo come le stelle dal cielo ormai declinassero, e sentendosi vaghezza di riposo, Paolo Giordano levatosi da mensa, l’accomiatava con dolci e reiterati saluti, pregandola starsi pronta domane per correre i boschi prima che la sferza del sole si facesse sentire di soverchio cocente. Egli stesso dato di braccio alla consorte Isabella fino alle scale l’accompagnava, dove baciatale la mano, con augurii di notte felicissima da lei si dipartiva.

Ognuno si ritirò nelle proprie stanze, e forte lo premendo il bisogno di ristorare le membra stanche, si dava in balía del sonno.

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In meno che non volge mezza ora pareva che dormissero tutti.

Pareva!....