E Titta andò. — Egli ascende pianamente le scale, si accosta alla stanza di donna Isabella, — e appena la tocca, gli viene domandato di dentro:
— “Chi è? Che cosa volete?”
— “Da parte del signor duca io devo supplicarvi, madonna, ad accettare questi due bracchetti, ch’egli vi manda in dono affinchè voi li teniate cari per amor suo; e desidera ancora che domani li proviate a caccia com’essi sieno addestrati, e capaci: — pregavi inoltre, che di tanto voi gli vogliate essere cortese, di condurvi a stare alquanto seco lui, avvegnadio gli paia strano che dopo tanti anni di lontananza non dobbiate incontrarvi insieme [pg!412] senza testimoni.... E veramente anche a me pare....”
Titta entrando vide come Isabella stesse con la signora Lucrezia Frescobaldi prostrata davanti una immagine della Beata Vergine, leggendo orazioni entro a un messale; ond’ei pensò tra sè: — “Meglio così, ella si è provvista di viatico pel gran viaggio.”
Isabella si leva in piedi, e rimasta alquanto sopra sè, domanda alla Lucrezia:
— “Vo io, o no, a dormire con mio marito? Che dite voi?”
E la Frescobaldi stringendosi nelle spalle rispose:
— “Faccia quello che vuole: egli però è suo marito.”[102]
— “Vadasi dunque.”
E la povera signora scese lenta, ma pure senza tremare.