— “Non avete voi detto essere una cosa che bisognava compire? Come volete voi che consiglino i servi, quando i padroni manifestano che terranno i consigli in parte di resistenza ai desiderii loro?”
— “Titta, hai ragione; — tu hai meco sempre il torto solenne di avere sempre ragione.... Quanto ti ordinava apprestasti?....”
— “Tutto.... e potete riscontrarlo da per voi stesso.... guardando.... in su....”
— “Sta bene.... non importa.... mi fido....” — E in vece di sollevare lo sguardo lo affiggeva al pavimento. — “Ora prendi questi due bracchetti, e va [pg!411] quanto meglio ti verrà fatto silenzioso alle stanze di madonna la duchessa; batti soave.... e le dirai....” — E qui abbassò la voce continuando a parlare. Titta assentiva col capo. Paolo Giordano quindi a poco riprese nel solito suono:
— “Adoperandovi parole piacevoli; con maniere affatto ufficiose. Hai capito? — Ora vai....”
E siccome pareva che Titta mettesse tra mezzo alcuna dimora, Paolo Giordano ripete:
— “Vai....”
Titta prese i bracchi, e mentre stava per passare la soglia della porta, si sofferma, e voltata la faccia a Giordano, lentamente favella:
— “Ho io da andare, signor duca?....”
— “Vai.... vai.... Ella è una cosa che bisogna compire!”