— “Titta!”

— “Signore...”

— “Ah! era pur meglio restare morti nella battaglia di Lepanto!”

— “Era....” [pg!410]

— “Dì, non ti pare bella mogliema? Non ti pare leggiadra, prestante, dotta in tutte le graziosissime guise del bel parlare gentile?”

— “Maisì, signore, maisì!....”

— “E non ti pare sacrilegio spegnere a un tratto con un soffio proditorio tanta luce di venustà e d’ingegno?”

— “Era pur meglio, signor duca, che noi fossimo morti nella battaglia di Lepanto!....”

Il duca si alzò da sedere asciugandosi la fronte grondante di sudore; — passeggiò nella stanza agitato; poi allo improvviso fermandosi, e ficcando gli occhi negli occhi di Titta, favellò:

— “Ma non sai altro che formare augurii di cosa ormai a conseguirsi impossibile? — Non hai tu in pronto un consiglio che valga? — Nulla! — Nulla! — Siete uomini voi, o echi di spilonche?”