E poichè la risposta non viene, egli continua:

— “Se devo porgere ascolto alle novelle che me ne giunsero fino a Roma, veramente io ho perduto la mia fama senza rimedio; la mia casa è piena di obbrobrio: ormai io non potrò più udire il nome della donna mia senza sospetto che lo profferiscano per onta o per dileggio. Virginio non potrà udire il nome della madre senza abbassare la faccia per la vergogna. Nefande cose avemmo ad ascoltare, cugino, e tali a cui inorridisce la natura.... tali che sono a sopportarsi impossibili, che nè posso, nè so, nè voglio a patto niuno sofferire io....”

— “Giordano!....” con voce di agonia replica Troilo; — “un cavaliere come voi fornito di quell’ottimo discernimento che tutti conoscono.... pratico delle cose del mondo.... vorrà credere a parole bugiarde.... ai detti di uomini oziosi.... e maligni? Noi [pg!417] generalmente il popolo estima felici; e genti cui l’astio rode gioiscono nello avventarci strali avvelenati. — Facciamoli piangere, esse dicono; così nel pianto saranno uguali a noi....”

— “E tu ben parli; ma la nequissima voce mi venne confermata da tale, che ormai non posso più dubitare.”

— “Ella è poi di fede degna come voi reputate?”

— “Lascio a te giudicarne. Me lo confessava Isabella....”

— “Ah! Isabella....?”

— “Isabella....”

— “Vostra moglie....”

— “Ella dessa.... mogliema. — Ora mi dì, Troilo.... il tuo nome è Orsini? Il sangue che nelle tue vene discorre è un sangue stesso del mio? — Rispondi!”