— “Troilo, sedete.” [pg!415]

Cotesta voce non contiene in sè minaccia, nulla ha di rancore, è placida, è sommessa, — e non pertanto non pare articolata dalle labbra; — uscita così dagl’imi precordii come dal fondo di una sepoltura, ebbe forza d’infondere un ghiaccio nelle ossa di Troilo.

E Troilo sedeva.

— “Troilo, a me fa mestieri favellarvi parole, che giova a me dirle, ascoltarle voi negli orrori delle tenebre.... negli arcani silenzi della notte.... Troilo, dopo tre anni lunghissimi di lontananza io torno a casa.... ma questa dove torno è casa mia? Posso io dormire sicuro? Posso io sedermi senza sospetto a mensa?....”

Troilo côlto alla impensata, improvvido di consiglio, si tace.

— “Troilo! Quando io mi partiva da casa, conoscendo la donna che mi fu moglie — che adesso mi è moglie, — di mobile fantasia, sciolta nei modi per colpa di educazione assai più che a severa gentildonna non conviene.... facile a trascorrere.... petulante.... proterva.... io aborrii lasciare confidato il tesoro del mio onore in mani non dirò infedeli, ma per certo pericolose. — Di cui doveva confidare io, se non del mio sangue? Te dunque scelsi, a te raccomandai il mio onore, che pure è il tuo, e ti scongiurai con le lacrime agli occhi ad averne buona e vigilante custodia.... Te lo ricordi, Troilo? È vero? Vorresti forse smentirmi?.... E volendo, potresti?”

— “È vero...”

— “E ti ricordi le promesse che mi facesti allora? [pg!416] Te le sei ricordate tu sempre? Rendimi ora dunque ragione: come hai tu esercitata guardia leale intorno a mia moglie?....”

Giordano tiene il braccio destro col pugno teso sopra la tavola.... orrendamente ha contratti i muscoli della fronte, le sopracciglia aggrottate, e le pupille a mezzo sotto di loro nascoste mandano traverso ai peli arruffati una luce come di fuoco ardente dentro un roveto. La lingua di Troilo sta confitta al palato; e Giordano di nuovo:

— “Come hai tu esercitato vigilante custodia intorno alla mia moglie?”