— “Ah vendetta di Dio!” — urla Troilo; e dando tre o quattro balzi allo indietro con le mani dentro i capelli, percuote con le spalle e col capo violentissimamente nella opposta parete.
Colei che fu donna Isabella Orsini giace resupina sopra il letto a modo di sedente: sciolte e rabbuffate le chiome, tesi i bracci, con le mani attrappite; il volto nero, e chiazzato di sangue; aperta la bocca, e sozza di bava sanguinosa; gli occhi aperti, intenti, scoppianti fuori dai cigli... Una corda sottile le stringe tuttavia il delicato collo, di cui i capi si perdono pel buio della stanza, e terminano al soffitto.
Infelice spettacolo di colpa e di perfidia! [pg!422]
«Così perì Isabella dei Medici, che avrebbe fatto sè ed altrui felici, se il cielo le avesse dato o minore bellezza, o maggiore virtù, o migliori parenti.»[104]
Giordano pallido anch’esso nel volto come per morte, ma comprimendo con violenza prodigiosa la passione che gli sconvolge l’anima, immobile dal luogo ove tiene aperte le cortine, sporge il braccio destro verso il cugino, e continua a favellare così:
— “Ora il mio letto diventò deserto... chè ogni donna tremerà le si converta in supplizio; — la mia casa è deserta, perchè il padre non può vivere col figlio di cui ha strangolato la madre... Giorni torbidi, e infami, — notti insonni, e piene di rimorsi e di paura, — morte acerba... giudizio di Dio tremendo, — ecco la pace che mi hai dato, Troilo! — Troilo, tu, e non altri! — Uomo iniquo ed abietto... io ti conosco... intero... e vedo e so come a costei, che fu moglie mia, meno deve essere stata dura la morte, che la coscienza di avere perduto la sua dignità di principessa, di consorte, e di madre... per così miserabile e schifosa creatura come sei tu. — Ribaldo! Non è morto il segreto con la tua complice... no... nè con la strage di lei, da te consigliata, Giordano perdeva la traccia del traditore. — Ora a te sta morire. Io potrei e dovrei astenermi di levarti l’anima trista con questa mano di cavaliere onorato; un sicario basta al sicario; — ma come patisci giusta morte, così non voglio che tu possa, ove mai c’incontrassimo [pg!423] nell’altro mondo, lagnarti del modo della pena...”
Così dicendo, prende due spade nude poste ai piedi del cadavere, e gettandone una per terra alla volta di Troilo, soggiunge:
— “Toglila su, e difenditi; e poichè sei vissuto da traditore, muori almeno da gentiluomo...”
Come asta di arco tesa da mano robusta, che lasciata la corda violentemente si addirizza, così Troilo di curvo fattosi diritto, quasi lo invadesse il demonio, dà un balzo verso la finestra aperta alle sue spalle, afferra con ambe le mani il parapetto, e con un altro balzo si precipita fuori. Volle fortuna, comecchè cadesse a capo fitto, per essere la finestra poco elevata da terra, e per esservi l’erba cresciuta sotto foltissima, non ne riportasse alcun male, onde tornato subitamente in piedi si cacciò giù alla dirotta per le scale di pietra.
Paolo Giordano, visto l’atto, come colui ch’era valido di membra, ed agile molto, con prestezza punto minore, di un salto ebbe varcato la finestra; — e giù via incalzando con la spada ignuda nella mano il fuggitivo.