Non parola, — non minaccia; — soltanto udivasi con duplice cadenza il suono dei passi accelerati per le scalee.
Trascorreva Troilo avanti, ma nel lungo corso perduta la lena, disusato ormai dai cavallereschi esercizii, lo avrebbe raggiunto sicuramente Giordano, [pg!424] se questi a mezzo del secondo scalo urtando forte col piede dentro a un cordone di pietra, non fosse stramazzato sopra la viva selce, sdrucciolando per lungo tratto, e per quelle asperità macolandosi costole e petto, e in parte scorticandosi, e rompendosi le mani ed il viso. Gli scappò dalla destra la spada, la quale a balzelloni, rompendo i silenzii della notte, con pauroso fragore, chè di elettissimo acciaro ella era, andò a fermarsi lontano lontano sopra la pubblica via.
Non che gli fosse dato abilità d’inseguire Troilo, Giordano allora potè a stento rilevarsi; ma sollevata appena la persona sopra i gomiti appuntellati a terra, tese la faccia dalla parte onde Troilo si dileguava; e gli cacciò dietro per lo buio della notte questa truce sentenza:
— “Poichè non sei voluto morire da cavaliere, non passeranno mesi che tu morirai come un cane!”
Titta raccolse il suo signore malconcio: gli lavò le piaghe, e con amorevole cura gliele fasciò; poi lui gemente e fremente ripose sur un lettuccio nell’anticamera.
Andò quindi per madonna Lucrezia, la quale percossa dal fiero caso, tanto a lei più tremendo quanto meno aspettato, rimase meglio di una ora a ricuperare gli spiriti e la parola; nè mai ebbe più bene mentre che visse, nè fu veduta più ridere o rallegrarsi. Tornata in sè, Titta le si pose davanti, [pg!425] e col dito indice della destra alzato in mezzo ai sopraccigli, lento lento profferì queste parole:
— “Madonna!... sentite bene!... La signora duchessa è morta allo improvviso.... di accidente.... sopraggiuntole nel lavarsi con acqua fredda la testa... per cagione del quale accidente... cadde in grembo vostro... e la sorprese la morte senza avere tempo di darle soccorso.... Badate, madonna, da sbagliare, se avete cara la vita!... Gli avvisi da parteciparsi della sua morte alle corti — preparati fino da ieri — parlano per lo appunto così.... Tenetevi dunque per avvertita...”[105]
Sciolto il cadavere dal laccio, fu trasferito da Titta nelle sue stanze; e adagiato sopra il Ietto, Lucrezia mandò per Inigo, e gli disse parola per parola quanto l’era stato imposto da Titta. Il maggiordomo, dato uno sguardo al cadavere, troppo bene si accôrse del caso, e con la mano manca preso il lembo del lenzuolo gli coperse la faccia nera per lo travaso del sangue, mentre col dosso della destra si asciugava una lacrima. — Inigo il maggiordomo, reputato cuore di pietra, piangeva.
— “Dio riceva in pace l’anima di questa povera signora!” — E dato un grosso sospiro, non parlò, più.
Al cadavere d’Isabella furono fatte l’esequie grandi e solenni: famigli, parenti — e il marito — e i fratelli, presero le vesti gramagliose. Sopra il feretro le recitarono la orazione funebre composta da [pg!426] uno accademico della Crusca in forbitissima favella toscana.