Prezzo del sangue fu, in parte il pagamento, in parte la composizione dei debiti di Paolo Giordano Orsini; e questo narra il Galluzzi.[106] Il Settimanni poi ci fa sapere come il duca di Bracciano conseguisse dalla munificenza del cognato premio anche maggiore, cioè nell’ottobre prossimo la donazione di Poggio a Baroncelli, oggi Imperiale.[107] La quale notizia indusse per avventura in errore taluno, che scrisse la strage della Isabella avvenuta al Poggio Imperiale, e non a Cerreto.[108]

E Dio, che non paga il sabato, dette anch’egli il guiderdone a Paolo Giordano condegno ai meriti. Orribilissima morte lo incolse; la sua anima si contaminò di nuovi delitti, conciossiachè il sangue chiami al sangue, come vediamo succedere pel vino; e il giudizio rimase aperto, talchè n’ebbero temenza i suoi successori. E se ci saranno dalla fortuna non avversa largiti tempo e salute, i nuovi casi della vita di Paolo Giordano ci somministreranno argomento per altro racconto.

Come Troilo finisse, lo ricaviamo dal passo seguente delle storie del Galluzzi. «Il Granduca determinò pertanto di esplorare l’animo della Regina e inviare a cotesta corte un suo segretario, valendosi del pretesto di esigere il residuo dei suoi crediti procedenti dagl’imprestiti fatti al re Carlo IX, giacchè appunto spiravano allora i termini delle [pg!427] assegnazioni. A questo solo effetto doveva estendersi la sua commissione, ma si accordava la libertà, secondo la occasione, di rimproverare alla Regina il suo malanimo verso la casa Medici, e la ingiuria fatta al Granduca. Arrivato il segretario a Parigi, ed esposta la sua commissione, la Regina gli disse: Io non so come potrò aiutare questo desiderio del Granduca, poichè accomoda al re di Spagna un milione di oro per volta, e con noi guarda adesso in sì poca somma. — Rimostrò il segretario che se il re di Spagna era stato servito di grosse somme, aveva anche mostrato di tenere più conto del Granduca che non aveva fatto lei, la quale lo aveva maltrattato, e fattogli ingiuria che non meritava. — Questo confesso, diss’ella, e lo feci perchè il Granduca non tiene conto di me, anzi con tanto dispiacere mio e del re ci ha fatto ammazzare sugli occhi Troilo Orsini, ed altri, che non ci pare ben fatto, essendo questo Regno libero, e che ognuno ci può stare. — Replicò il segretario che avendo l’Orsini e altri peccato gravemente contro il Granduca, non conveniva a lei, che pure era del suo sangue, proteggerli e soccorrerli con danari. — Or basta, riprese la regina, scrivete al Granduca che non proceda più di questa maniera, e massimamente in non fare ammazzare persona in questo Regno, perchè il re mio figlio non lo comporterà.»[109]

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La morale poi del libro (e qui protesto servire [pg!428] al genio del tempo, che non trovando più morale addosso alle persone, per incontrarla in qualche parte la desidera almeno relegata e rilegata dentro a un volume) è questa:

Ponemmo sul principio la sentenza di Gesù Cristo per la donna adultera:

Colui di voi ch’è senza peccato getti il primo la pietra contro di lei.

Però la misericordia del Signore non derogava alla sua legge scritta nel Deuteronomio, e nello Esodo:

Non commettere adulterio.

Ed ogni seme di colpa forza è che generi il frutto doloroso della pena.