| [33] | Mazzucchelli, nota 17 alla vita di messer Giovanni Boccaccio
scritta da Filippo Villani: — «A questo silenzio, e alla
mutazione di sua vita, contribuì non poco ciò che narra il
B. Gio. Colombini, Fondatore della Religione de’ Gesuati, al
Cap. XI della vita del B. Pietro de’ Petroni Certosino suo
amico. Scrive egli, che il B. Pietro poco prima di morire
diede ordine a Giovacchino Ciani, suo compagno, di portarsi
dal Boccaccio, e di riprenderlo a suo nome degli scritti suoi
men che onesti, e di consigliarlo a mutar vita, scoprendogli
nel tempo stesso molti secreti dell’animo di lui, i quali
il Boccaccio credeva che niuno al mondo sapesse. Il che
poco dopo la morte del B. Pietro, seguita a’ 29 di maggio
del 1361, essendo stato eseguito con istordimento del Boccaccio,
il quale sapeva che il B. Pietro non lo aveva veduto giammai,
ne diede egli notizia al Petrarca suo amico, comunicandogli
il suo proponimento di mutar vita. Il Petrarca, recando
fede all’ambasciata, lodò con sua lunga lettera, ch’è la quinta
del lib. I delle Senili, il Boccaccio del buon uso ch’era per
farne, siccome anche avvenne. Fu allora per avventura che
fama corse, essersi egli fatto frate della Certosa di Napoli, sul
qual supposto gli scrisse un sonetto Franco Sacchetti, il quale
si legge nella prefazione delle Novelle di questo, e incomincia:
Pien di quell’acqua dolce d’Elicona ec.;
e gli dice:
Avete preso certosana vesta ec.
Si sa per altro ch’egli era cherico; come prova chiaramente
il sig. Manni nel Cap. XIII della sua Vita.»
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