[20]Elenco pubbl. dal cav. Fabbroni nei Provvedimenti Annonarj, riportato nella Vita di Cosimo I di Aldo Manuzio. Edizione di Pisa, 1823.
[21]Questi documenti si trovano a p. 261, Tomo II, delle Storie dell’Ammirato. Edizione di Firenze, 1827.
[22]Vita dell’Aldo Manuzio sopra citato.
[23]Ammirato. Edizione di Firenze del 1827. Tomo ultimo.
[24]Aldo Manuzio, p. 132, in nota. È questa lettera singolarissima, che ci pare pregio dell’opera riprodurre intera in questa appendice. «Strenuo mio cariss. — Ogni buon principe debbe desiderare tre cose oltre a molte altre: l’una di conservare l’onore, l’altra lo Stato, la terza l’aver causa di provare li servitori, ed avere occasione di gratificarli e beneficarli. A noi pare che con la venuta di Piero Strozzi ci sia dato occasione di pensare a due di queste: la prima di parerci troppa vergogna che costui insolente abbi procurato di venire a Siena, e starci con troppo disonor nostro su gli occhi; onde abbiamo pensato di fare due cose per questo mezzo: l’una di cercare per ogni via e verso di levarci dinanzi questa vergogna; la seconda sperimentare li nostri servitori ed amici fedeli, con avere occasione di beneficarli servendoci bene in questo affare; perchè della terza, di conservar lo Stato, non ci passa per pensamento che costui ci possa nuocere, essendo noi per provvedere in modo alle cose nostre, che largamente resteranno sicure. Onde per eseguire questa nostra intenzione siamo certi, ogni persona avere qualche amico confidente, che potessi per qualche modo andando in Siena, per via d’una archibusata, o in qualunque altro modo che migliore paressi a voi, levarci dinanzi l’arroganza di costui; e confidati assai che in voi sia totalmente l’animo di servirci, abbiamo pensato di proporvi questo, acciò vegghiate di trovare almanco due persone fidate: ma vorriano essere forestiere, o vero ribelli, o banditi dello Stato nostro; li quali acconciandosi in Siena per soldati, o in qualunque altro modo che migliore paressi, potessino, presa l’occasione, o con archibuso o altro, ammazzare costui. Il che facendo, si può prometter loro al fermo dieci mille scudi, oltre ad acquistare la grazia nostra, e gradi e provvisioni, come a voi paressi di prometter loro. Il che facendo, sarà sotto parola di principe eseguito da noi senza alcun dubbio, dilazione, o scrupolo, abbondantissimamente: e nel particolar vostro, vi promettiamo raddoppiare prima la nostra buona grazia; secondariamente tutto quello che voi sapete desiderare per utile ed onor vostro, sapendo che con voi non bisogna usar termine d’offerirvi danari, perchè offerendovi quanto può essere a comodo vostro con la nostra buona grazia, largamente vi potrete promettere da noi quanto vi parrà essere necessario per comodo, onore ed util [pg!96] vostro. Non potriamo più di quello che facciamo incaricarvi, e stringervi il desiderio che abbiamo di tal cosa, perchè parendo a noi che ci tocchi nell’onore, e stimandolo sopra ogni altra cosa, pensate quanto noi lo desideriamo: perchè, sebbene gli è molti anni che costui ha fatto professione di fuoruscito, e che gli averiamo potuto nuocere molte volte, non mai abbiamo pensato tal cosa; ma ora, che vuole arrogantemente mostrare di competere, e far sì su gli occhi nostri di parer qualcosa, ora ci pare che abbi cerco di offenderci nell’onore, e però desideriamo sperimentare gli nostri servitori ed amici. Cercate dunque di trovare due almeno, o quelli che più vi paresse, che fossino atti a tal cosa, e vedete di persuadergli a questo effetto, con ordinar loro quello intrattenimento che vi parrà che basti per potere stare su luogo o dove andassi per fare tal cosa, che vi rimborseremo di quanto dessi loro, o vi manderemo il modo, avvisandocelo per tale effetto, come meglio vi parrà. Bisogna bene che vi certifichiamo, che il tener voi segreto tal cosa importa assai; ma quando bene qualcuno di loro lo scoprissi a Piero, non per questo c’importa, ma solo lo diciamo del segreto per quello tocca a chi avessi andare a far l’effetto. Del sapere l’un dell’altro, o altri che andassino a questo, tutto lo lasceremo risolvere come meglio vi parrà. E questa nostra aremo caro resti appresso di voi o che l’abbruciate, come più vi parrà a proposito, e non venga in notizia d’altri che vostra, eccetto però se per animar qualcuno di quelli avessi a far lo effetto bisognasse; però non ci estenderemo più con questa, credendo aver satisfatto assai alla intenzione nostra, e pensiamo al certo dover anco restare satisfatti dell’opera vostra, desiderando sopra modo tal cosa. Dateci risposta particolare di quanto arete eseguito, dicendoci li nomi di quelli mandate, uno o più che siano; e senza fare dimostrazione di parlarci, o venire da noi per tal cosa, ci risponderete in mano propria, che noi solo vedremo il tutto, ned altra persona che il Segretario, che questa scriverà, sarà conscio di tal cosa: e Dio vi conservi. — Di Fiorenza, li 5 gennaio MDLIII. — Il Duca di Fiorenza.»
[25]Segni, Storia, p. 159, 184. Ed. di Milano.
[26]Galluzzi, Storia. T. 2, p. 313.
[27]Maccrie. Storia della Riforma, p. 275, dove cita Thuani. Hist. ad an. 1566.
[28]Storie, Cap. ult.
[29]Tuano, Hist. ann. 1566, narrò che abbruciarono il Carnesecchi; Laderchi, ann. 1567, rimprovera Tuano per avere affermato che abbruciarono il Carnesecchi, senza specificare se vivo o morto, negando che la Chiesa abbia fatto mai abbruciare vivi gli eretici, ma nell’ultimo volume confessa essersi ingannato. Ant., T. 23, f. 200; Maccrie, Storia, p. 276: il Carnesecchi però fu prima decapitato, poi abbruciato. Galluzzi, T. 2, p. 315.