| [24] | Aldo Manuzio, p. 132, in nota. È questa lettera singolarissima,
che ci pare pregio dell’opera riprodurre intera in
questa appendice. «Strenuo mio cariss. — Ogni buon principe
debbe desiderare tre cose oltre a molte altre: l’una di conservare
l’onore, l’altra lo Stato, la terza l’aver causa di provare
li servitori, ed avere occasione di gratificarli e beneficarli.
A noi pare che con la venuta di Piero Strozzi ci sia dato occasione
di pensare a due di queste: la prima di parerci troppa
vergogna che costui insolente abbi procurato di venire a Siena,
e starci con troppo disonor nostro su gli occhi; onde abbiamo
pensato di fare due cose per questo mezzo: l’una di cercare
per ogni via e verso di levarci dinanzi questa vergogna; la
seconda sperimentare li nostri servitori ed amici fedeli, con
avere occasione di beneficarli servendoci bene in questo affare;
perchè della terza, di conservar lo Stato, non ci passa
per pensamento che costui ci possa nuocere, essendo noi per
provvedere in modo alle cose nostre, che largamente resteranno
sicure. Onde per eseguire questa nostra intenzione siamo
certi, ogni persona avere qualche amico confidente, che potessi
per qualche modo andando in Siena, per via d’una archibusata,
o in qualunque altro modo che migliore paressi
a voi, levarci dinanzi l’arroganza di costui; e confidati assai
che in voi sia totalmente l’animo di servirci, abbiamo pensato
di proporvi questo, acciò vegghiate di trovare almanco
due persone fidate: ma vorriano essere forestiere, o vero ribelli,
o banditi dello Stato nostro; li quali acconciandosi in
Siena per soldati, o in qualunque altro modo che migliore
paressi, potessino, presa l’occasione, o con archibuso o altro,
ammazzare costui. Il che facendo, si può prometter loro al
fermo dieci mille scudi, oltre ad acquistare la grazia nostra,
e gradi e provvisioni, come a voi paressi di prometter loro.
Il che facendo, sarà sotto parola di principe eseguito da noi
senza alcun dubbio, dilazione, o scrupolo, abbondantissimamente:
e nel particolar vostro, vi promettiamo raddoppiare
prima la nostra buona grazia; secondariamente tutto quello
che voi sapete desiderare per utile ed onor vostro, sapendo
che con voi non bisogna usar termine d’offerirvi danari, perchè
offerendovi quanto può essere a comodo vostro con la
nostra buona grazia, largamente vi potrete promettere da noi
quanto vi parrà essere necessario per comodo, onore ed util
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vostro. Non potriamo più di quello che facciamo incaricarvi,
e stringervi il desiderio che abbiamo di tal cosa, perchè parendo
a noi che ci tocchi nell’onore, e stimandolo sopra ogni
altra cosa, pensate quanto noi lo desideriamo: perchè, sebbene
gli è molti anni che costui ha fatto professione di fuoruscito,
e che gli averiamo potuto nuocere molte volte, non
mai abbiamo pensato tal cosa; ma ora, che vuole arrogantemente
mostrare di competere, e far sì su gli occhi nostri
di parer qualcosa, ora ci pare che abbi cerco di offenderci
nell’onore, e però desideriamo sperimentare gli nostri servitori
ed amici. Cercate dunque di trovare due almeno, o
quelli che più vi paresse, che fossino atti a tal cosa, e vedete
di persuadergli a questo effetto, con ordinar loro quello
intrattenimento che vi parrà che basti per potere stare su
luogo o dove andassi per fare tal cosa, che vi rimborseremo
di quanto dessi loro, o vi manderemo il modo, avvisandocelo
per tale effetto, come meglio vi parrà. Bisogna bene che
vi certifichiamo, che il tener voi segreto tal cosa importa
assai; ma quando bene qualcuno di loro lo scoprissi a
Piero, non per questo c’importa, ma solo lo diciamo del segreto
per quello tocca a chi avessi andare a far l’effetto. Del
sapere l’un dell’altro, o altri che andassino a questo, tutto
lo lasceremo risolvere come meglio vi parrà. E questa nostra
aremo caro resti appresso di voi o che l’abbruciate, come
più vi parrà a proposito, e non venga in notizia d’altri che
vostra, eccetto però se per animar qualcuno di quelli avessi
a far lo effetto bisognasse; però non ci estenderemo più con
questa, credendo aver satisfatto assai alla intenzione nostra,
e pensiamo al certo dover anco restare satisfatti dell’opera
vostra, desiderando sopra modo tal cosa. Dateci risposta particolare
di quanto arete eseguito, dicendoci li nomi di quelli
mandate, uno o più che siano; e senza fare dimostrazione
di parlarci, o venire da noi per tal cosa, ci risponderete in
mano propria, che noi solo vedremo il tutto, ned altra persona
che il Segretario, che questa scriverà, sarà conscio di
tal cosa: e Dio vi conservi. — Di Fiorenza, li 5 gennaio
MDLIII. — Il Duca di Fiorenza.»
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