— “Ah!” gridò spaventata Isabella: e dopo alcuni momenti balzando in piedi in atto di partire, soggiunse: — “Almeno egli sia salvo....”
E Lionardo trattenendola per la vesta: — “Fermatevi, meglio provvederemo noi qui.”
E Isabella, scotendo il capo, e con ambedue le mani tirandosi indietro dalla fronte i capelli, come se, fatta audace per la disperazione, volesse che vi leggessero intera la propria vergogna, mormorava:
— “Ebbene, io sono colpevole....!”
— “Isabella voi correte pericolo di vita....” [pg!79]
— “Io, e da cui?... Forse tornava di Roma Giordano?”
— “No; ma e che cosa importa Giordano?”
— “E chi, se non egli, vorrebbe con giustizia attentarmi alla vita? Francesco forse? Punirebbe in altrui il suo peccato? Piero?... così sprofondato in ogni maniera di più sozzo vizio, che l’acqua di Arno non basterebbe a lavarlo?”
— “Giustizia!.... E voi, figliuola di Cosimo, cercate giustizia quaggiù? — Francesco odia in altrui quanto indulge a sè stesso: una fama incerta gli è pur giunta all’orecchio, che i suoi nemici, estrema gioia dei vili, dileggiano la sua casa pubblicando vituperii, che o non sono veri, o, se veri, la più parte procedono da lui; e poi nel cupo animo teme della sua Bianca, e intende spaventarla, ove mai pensasse ad altro affetto che non fosse il suo....”
— “Lionardo, voi favellate fiere parole, le quali come non posso impugnare, così non posso accogliere interamente. Insomma, e’ paiono timori più o meno verosimili; ma da pensare una cosa a volerla, e da volerla a farla, corre sempre un gran tratto....”