Lionardo confuso per cotesto abbandono, e commosso profondamente, replicava:

— “Mia cara Isabella, signora duchessa, o come, e perchè avrei dovuto dimenticarvi io?”

Così rimasero alcun poco di tempo; e quindi postisi a sedere sopra al lettuccio, Isabella guardandolo in faccia continuò:

— “È tanto tempo che non ci siamo veduti! E’ mi parete un po’ male disposto. Lionardo, il soverchio studio vi nuoce....”

— “O Isabella,” disse Lionardo, “il mio male sta qui dentro,” e si percosse il cuore; “ed io prego continuamente Dio che mi chiami alla sua pace, e sembra che egli, com’è misericordiosissimo, già cominci ad ascoltarmi. Ma lasciamo di me, ch’io per me qui non venni, o duchessa. Ora vi scongiuro, ascoltatemi come fratello. Finchè io vi conobbi, se non felice, sicura, stetti lontano da voi. Avrei desiderato che voi vi manteneste felice...., perchè” e qui abbassò la voce “felicità vera consiste nello esercizio della virtù; — ma i miei sforzi tornarono inutili, e inutili gli avvertimenti di Cosimo vostro padre, il quale pure vi ammoniva sovente, dicendo: — Isabella, io in questo mondo non ho da vivere sempre....”[32] [pg!78]

Isabella riprendendo la donnesca alterigia, lo interrompeva così:

— “Messere Lionardo, ch’è questo che voi dite? S’io male non mi appongo, voi mi recate oltraggio....”

— “Isabella, per certo io non veniva a questo. Credete ch’io goda parlandovi come faccio? Pensate ch’io abbia così male spesi i miei anni vivendo, da avventurare parole inconsiderate, o peggio? Perchè mi respingete? Perchè infingervi meco? Ma non importa: io non cerco i segreti del vostro cuore; se non mi credete degno di parteciparmeli, io consento ignorarli; ma udite quello che si crede di voi, udite il pericolo e provvediamo al riparo....”

— “Io non commisi errore: chi può incolparmi? Quale traccia....?”

E il Salviati le susurra nell’orecchio: — “La traccia è fuori della Porta a Prato....”