— “Dacchè ponete guardie alla vostra porta, io vi conforto, signora, a sceglierle se non più proterve, chè questo è impossibile, almeno più gagliarde....”

— “Io aveva creduto che in casa mia la manifestazione della mia volontà fosse bastevole....”

— “E voi avete creduto male, dacchè vedete come io sia penetrato qua dentro.” — E in questo punto deposto il riso, e dandosi in balía al furore, continuò: — “Che sotterfugi, che tradimenti sono eglino questi? Voi mi volete condurre alla mazza, madonna Isabella! e se alla mazza si ha da andare, dobbiamo essere in due. Se voi siete dei Medici, io sono degli Orsini; e fo voto a Dio che cane mai non mi morse, ch’io non volessi del suo pelo. — Che fate voi, cavaliere? Che cosa è il foglio che vi siete nascosto nel seno? Presto, mettetelo fuori; io voglio vederlo....”

— “Cavaliere,” riprese il Salviati con voce pacata, “ella è cosa che non riguarda punto voi, e non potete pretendere onestamente....”

— “Questo è ciò che vedremo quando avrò letta la carta.” [pg!91]

— “Concedete ch’io mi astenga dal soddisfarvi.... cavaliere.”

— “Signor Salviati, io sono poco uso a sentirmi contrariare: datemi la lettera, che buon per voi!”

— “Troilo, per quanto avete cara la nostra grazia, io vi comando tacervi, ed uscire....”

— “Isabella, è tempo ormai che dismettiate i comandi, e cominciate a obbedire....”

— “Messere Troilo, io vi assicuro sopra la coscienza di cavaliere onorato, che questa lettera non vi riguarda....”