— “Vi pentirete poi; — ma adesso amatemi.”

— “Io non posso amarvi....”

— “Ebbene, lasciatemi amare....”

— “Quali parole invereconde? Quali improntitudini sono queste? Partite, o io chiamerò la mia gente....”

— “Guarda bene da pure tentarlo, Isabella! Io sono deliberato di uccidermi, e di uccidere....”

— “Madre di Dio! Lelio, abbi pietà di tua madre: torna alla madre tua, che ti aspetta....”

— “Mia madre! Sì, tu, donna crudele, senti pietà della madre mia! — le hai tolto un figlio, e le rendi un cadavere. Io non so più di madre, nè di padre, nè di me stesso; tu sola sei la mia vita, tu il sangue mio. Isabella, mercè di Lelio; io sto nelle tue mani. Vuoi tu ch’io sia uno eroe? lo sarò; uno [pg!116] assassino? lo sarò. Desideri ch’io mi precipiti giù dal verone ove mi sono arrampicato a gran pena per venire da te? ti giuro che lo farò; ma inebriami una volta del tuo amore; dimmi che mi ami; un sorso.... un sorso solo a queste aride labbra....”

— “O vendetta di Dio, come grave mi percuoti! Mi si spezza il cuore di affanno....”

— “Senti se io merito da te un benigno risguardo. Quando ti vidi presa per Troilo, io ti amava, e tacqui. Non basta: per non ti contristare, io non ti dissi in quanto basso luogo tu ponevi il tuo affetto, nè come lo indegno in altri volgari amori si mescolasse; io per tuo amore ricopersi agli occhi delle genti le sue iattanze; io non meno mi affaticai a velare le tue stesse incautezze: a me si deve se la fama dei vostri amori non giunse agli orecchi del duca; io vi circondai di mistero; giorno e notte vegliai intorno a voi. Quando Troilo in punta di piedi pel buio della notte veniva alla tua stanza, io gli tenevo dietro con taciti passi.... poteva ucciderlo a mano salva, e Dio sa se spesso me ne prese la tentazione; eppure nol feci, pensando allo affanno che ne avresti sentito. Però lo accompagnai, lo guardai; atterrii i famigli con la novella di uno spettro notturno, perchè non ardissero vagare per le stanze prima di giorno; e mi posi a vigilare fuori della porta, insonnia non curando nè freddo, per salvarvi dalla sorpresa, alla quale voi nella imprevidenza vostra tanto poco pensavate.... Immagina tu qual cuore fosse il [pg!117] mio quando sentiva dopo lunga ora i teneri commiati, i dolci baci, e la promessa di rivedervi la notte appresso! E tutto questo feci, e tutto questo penai, per amore tuo, e sempre avrei sofferto in silenzio, se tu lo amassi ancora: ma adesso tu lo conosci; sai esserti nemico, di lui hai da temere più che di qualunque altro, e temi; e quindi te adesso supplico ad amarmi, ad accettarmi, qual più mi vuoi, difensore, servo.... e tutto insomma, tutto... purchè tuo....”

— “Lelio, figliuol mio, cálmati: io, sebbene con mio sommo rossore, comprendo la immensità del tuo affetto; freddo cenere ed ossa, io serberò memoria di te; tu amasti più che ad uomo è concesso di amare: ma ascolta la preghiera di una caduta in fondo ad un abisso di miseria: ascoltala come se movesse da tua madre; abbi pietà di me; esaudisci la supplica che ti manda dalle profonde viscere una moribonda, chè ormai sento non potere più vivere, ed anche potendo non vorrei. Un giorno ti compiacerai di avermi usata misericordia; al capezzale del letto, dove lo sguardo della mente rivede la trascorsa vita, e l’anima anela nel dubbio, se da cotesta indagine le verrà speranza di salvazione, l’opera santa che mi farai adesso ti precederà come la nuvola del popolo ebreo a sgombrarti la via del paradiso. Il tempo ti sanerà questa piaga: forse Dio tenta ora la tua virtù per vedere se ne uscirai vittorioso, e già ti apparecchia guiderdone condegno dei meriti; gli [pg!118] angioli stessi in questo momento ti guardano. Non essere da meno di quello che di te si ripromette il paradiso. A te buona e casta consorte, a te onorati figli in questa vita; e a te fama duratura, e gloria immortale dopo la morte....”