— “Io vengo a chiedervi amore, e a mantenermi la promessa antica: io vengo a pretendere la mercede dei patimenti sofferti....”
— “Tu vaneggi, figliuolo mio! Di quale promessa mai parli? Chi ti ha persuaso a soffrire?....”
— “E i baci, e i sorrisi, e le dolci parole, e lo stringere delle mani, e gli sguardi pietosi.... li avete [pg!114] voi dimenticati? Non io ho potuto obliarli; eglino accesero nel mio seno questa fiamma che mi divora. Che è la parola? Quale vi fa mestiero di favella? Il labbro è la più inerte di tutte le parti del corpo a manifestare l’amore; egli dice una cosa sola, ma gli occhi, ma il volto, svelano mille affetti in un punto: e voi con tutte queste lusinghe mi avete promesso. Come! voi, donna di così alto senno, avete potuto credere che la mia povera anima valesse a resistere a tanto? Abbiate voi pietà di me! A voi sta sentire compassione di una miseria, che pure è colpa vostra. Isabella, per Dio, un po’ di amore, una goccia di amore a questo disperato....”
— “Lo pensi tu, Lelio! O non vedi ch’io ti posso essere madre...?”
— “Che importa a me cotesto? La vostra faccia è bella. Quando mai l’uomo amò col calendario alla mano? Che monta il tempo? Tutta la vita è un baleno. Chi sa se il cielo domani coprirà la terra! Almanco questo baleno, questo soffio fugace sia consolato di un poco di amore.... Non me lo sono io forse meritato?”
— “Lelio, ma non sai, ma non vedi che io sono donna altrui?...”
— “Vi trattenne questo forse di darvi altrui? Perchè farete impedimento a me di quello che per altro non vi trattenne? Sarete avara meco di uno affetto, del quale faceste così larga copia ad uomo che ne fu sempre indegno...?”
— “Odimi, Lelio.... Io, vedi, non mi sdegnerò [pg!115] teco; ma se tanto non basta, pensa alla mia eterna salute....”
— “E se io mi darò la morte con queste mani; se io per voi andrò dannato; pensate voi che possa salvarsi l’anima vostra che fu cagione si perdesse la mia?”
— “Errai; e della mia colpa ne porto le pene, e non sono le meno amare quelle che adesso mi dai. Tu mi vedi avvilita davanti a te. Dov’è l’orgoglio del sangue? Ecco, io sono una peccatrice contrita ai piè del suo servo. Lasciami la virtù del pentimento. L’anima nostra può tornare mercè la penitenza così candida come la rese il battesimo....”