E la Bianca di sua mano empì due argentei recipienti di neve; e il coppiere, portatili nella stanza da letto, li pose sotto il lenzuolo, tirandoli su e giù lungo il letto per raffreddarlo.

Scorso che fu un quarto di ora, Francesco, che silenzioso si era rimasto a sedere, si alzò allo improvviso, e disse:

— “Andiamo.”

Bianca e Giordano lo sorressero, e giunto a canto al letto, strappandosi piuttosto che spogliandosi le vesti, si gettò a giacere. Giordano allora pianamente favellò:

— “Serenissimo, riposatevi: domani discorreremo a migliore agio...”

— “No... chi ha tempo non aspetti tempo; io mi sento meglio. Bianca, ritiratevi: io ho a parlare a Giordano di cosa che deve rimanere tra me e lui...”

E poichè qualunque osservazione lo avrebbe [pg!153] irritato, Bianca si partiva, e restava Giordano. Questi si pose a sedere presso il cognato, aspettando che gli fosse venuta la voglia di favellare. Francesco stato alquanto sopra di sè, come uomo che pensasse il modo di cominciare, finalmente così prese a dire:

— “Giordano, ascoltatemi bene: — già parmi inutile ricordarvi, che appartenendo alla mia famiglia, voi siete come cosa nostra.... e nemmeno mi sembra avervi a rammentare quanto le vostre cose mi stieno a cuore....”

— “Bontà vostra...”

— “Non m’interrompete, ascoltate. Ora nell’amarezza dell’anima mia ho da palesarvi tal fatto, che al solo pensarvi sento empirmisi di rossore la faccia... E fosse almeno rimasto celato, che se non si fosse potuto perdonare, almeno avremmo potuto dissimularlo; ma no, egli è diventato pubblico; — forma argomento di scherno pei miei nemici... Giordano, noi siamo diventati ludibrio delle genti!” — E riposatosi alquanto continuava: — “Ludibrio delle genti! Voi siete offeso in me; io in voi. La nostra casa è piena di vergogna; — Giordano, la vostra moglie, la mia sorella ci ha coperti di vituperio...”