— “E come io ho potuto ignorarlo fino ad ora, io misero tradito?”
— “Le orecchie dei consorti sono sempre le ultime ad ascoltare la propria vergogna... Provvidenza di Dio!”
— “Francesco, non potreste voi essere per avventura ingannato? Il principe, comecchè solertissimo, non tutto vede, non tutto ascolta di per sè stesso...”
— “Io vedo tutto...”
E non era vero; imperciocchè se mai visse principe che si rapportasse a consiglieri maligni, egli fosse uno: ma per questa volta aveva ragione.
— “Orsù, questo fato non può mutarsi, bensì vendicarsi...”
— “Sia....”
— “Ci ascolta nessuno?” — interrogò Francesco alzandosi a sedere sopra il letto; e sollevata la tenda di seta, girò attorno alla stanza lo sguardo [pg!155] indagatore. — “Andate a vedere, Giordano, se le porte sono bene chiuse. La Bianca potrebbe starsi in ascolto: eh! le sono donne; io non posso più vivere con costei, e non so farne a meno: io giurerei che cotesta fattucchiera mi ha ammaliato... Potessi rompere lo incantesimo.... mi proverò...”
— “È tutto chiuso....”
— “Sedete, accostatevi, e stabiliamo la maniera di provvedere, la quale, avendoci fatto sopra matura considerazione, mi parrebbe avesse ad essere questa.” — E qui abbassando la voce, prese a susurrare lento, con pace, parole arcane, non altramente che se recitasse il rosario. Di tratto in tratto s’intendeva un detto più alto, come dalle volte di una spelonca si stacca la gocciola, e cade sul pavimento, rompendo in cadenza il silenzio pauroso del luogo. Giordano non pareva cosa vivente, se non che la destra spesso gli si apriva distesa, e spesso gli si stringeva a pugno chiuso. Francesco cessò il susurro fissando intentamente il cognato che si restava immobile e sbigottito: alla fine anch’egli con voce sommessa favellò: