— “Voi dovreste rammentarvi più spesso, don Pietro, che voi mi siete vassallo: e se non vi riuscisse a rispettare meglio l’autorità del capo della famiglia, dovreste almeno rispettare assai più la maestà del principe. — Che cosa fate? Perchè vi aggirate così per la stanza? Sedetevi, ed ascoltatemi pacatamente.”

— “Don Francesco, ricordatevi ch’io venni qui sotto la fede vostra, e perchè sapeva che da luglio la quaresima è lontana; non mi vogliate trucidare con un sermone....” [pg!158]

— “Sedete: non vi chiamo per me; mi muove amore per voi, e studio della reputazione e della prosperità vostre....”

— “Donde vi è venuta questa partita di amore fraterno ad un tratto? Ve l’ha mandata da Lisbona il re Sebastiano co’ galeoni del pepe?[59] Queste tenerezze bisogna dirle per modo e per verso, chè le sono cose da fare strabiliare i cani.”

— “Merito io cotesto? Non ho dato e non do prove continue di amare il mio sangue?”

— “Il vostro non so... ma il sangue vi piace...”

— “E poi vi dolete che noi non vi abbiamo nella nostra grazia, ed empite di querele la corte, ne scrivete al Cardinale. Ma come reggere con voi? Già, secondo il costume vostro, di una cosa entrando in un’altra, mi avete fatto perdere la bussola, e per poco non ricordo il motivo della chiamata. E sì, che quando lo udrete io voglio vedervi sbaldanzito, e la petulanza vostra si convertirà in miserabile avvilimento...”

— “Fratel mio, che voi riuscirete a infastidirmi non contrasto, dacchè io già mi senta mezzo concio; ma per farmi andare in giro la testa, io ve la do per giunta.”

— “Ebbene, voi mi assolvete da qualunque riguardo; sicchè io vi dico che voi siete il più abietto, il più svergognato, il più infame cavaliere che viva in tutta la Cristianità....”

— “Queste sono parole strepitosissime: passate ai fatti.” [pg!159]