— “Quando noi le gettammo addosso il nostro manto granducale, scomparve la donna, e sorse la principessa; ed inalzandola noi al nostro talamo, la rigenerammo in un battesimo di maestà.”
— “Il bucato non lava tutto, e talora va via piuttosto il pezzo, che la macchia; e voi dovete avere un certo segno rosso sopra le mani, che tutta l’acqua dell’Arno non può lavare; — e questo segno viene dal sangue del Bonaventuri...”
— “Chi è che sostiene avere io fatto ammazzare [pg!160] il Bonaventuri? Lo affermasse anche mio padre, io gli direi: — Tu menti per la gola! — Io non ordinai, io non commisi nulla... e lo posso giurare.”
— “Tra ordinare, insinuare, presentire, subodorare, tollerare, infingersi, e simili, se questo giudizio avesse ad agitarsi davanti a giudici del mondo, le marmeggie dei curiali rodi-leggi (dico dei tristi vè! che ai buoni io faccio di berretta, e mi professo umilissimo servitore) vi saprebbero trovare tante limitazioni e tante distinzioni, che per certo nessuno potrebbe condannarvi; — ma davanti a Dio non si comparisce per via di procuratori: e voi credete nascondervi cotesta macchia col guanto, o dare ad intendere ch’ella sia un rubino?”
— “Ingrato!... sconoscente! Quanto vi hanno dato i miei nemici per farmi morire di passione? — Sono modi questi da praticarsi verso il vostro signore, che se volesse potrebbe troncarvi come una canna? E nel momento che si prende a cuore le cose vostre, che vorrebbe conservarvi la reputazione. Ma io bene doveva sapere ch’ella è opera perduta; — tanto varrebbe lavare l’arme de’ Pucci.”[60]
— “Vi domando perdono, Serenissimo; io non aveva pensiero di contristarvi: ho fatto così per dire, essendo in famiglia. Se qualcheduno si avvisasse favellare meno che rispettosamente in presenza mia dell’Altezza Vostra, io vi giuro da gentiluomo onorato, che lo passerei da banda a banda. Persuadetevi bene di questo, Francesco, voi non avrete mai migliori [pg!161] amici dei vostri fratelli, e voi in ogni occasione mostrate non farne conto nessuno; preferite loro un Serguidi, un Belisario Vinta, e per giunta patite che da costoro ci venga fatto oltraggio.... Francesco, voi vi dolete di noi, ma davvero non siete giusto. Da parte dunque ogni acerbo ragionamento: continuate a favellare...”
— “Ebbene; io scopersi lo infame contaminatore della vostra dignità, e l’ho spento.”
— “Povero cavaliere! Se lo meritava; ma egli era un dabbene uomo....”
— “E chi vi ha detto che fosse cavaliere?”
— “Bernardino Antinori, che avete fatto strozzare nelle carceri del Bargello? Chi me lo ha detto? Eccone una nuova! Chi me lo ha detto? Apparentemente, chi lo sapeva. Francesco, concedete che io vi dica quattro parole così a modo mio, aperte, franche, come il cuore le detta, sebbene voi le reputerete, secondo il solito, partorite da cervello balzano. Noi possiamo fare quello che ci pare, ma ad una condizione, ed è questa: che ci bisogna lasciare dire altrui quello che loro piace. La gente che adoperiamo in simili negozii, vile nacque ed iniqua si mantiene: se trovasse chi le gettasse davanti tozzo più grosso, farebbe a noi quello che da noi comandata fa agli altri. Sperate voi fedeltà o segreto da cotesti vituperati? Per le taverne e nelle oscene ubriachezze vomitano vino e parole di sangue spesso vere, ma più spesso esagerate a mille doppi, e giù nel popolo, [pg!162] che poco ci conosce, noi troviamo ai danni nostri accumulato tale un tesoro di odio che mette paura a vederlo....”