— “Avete terminato?”
— “Ora termino. Aggiungete la maladizione della penna. — La penna è un trovato infernale: io per me penso che il Demonio precipitando giù dal cielo, restasse spennacchiato nell’ale da un fulmine di San Michele, e coteste penne caddero sopra la terra, e l’uomo le raccolse, e le appuntò, e adesso le adopera come frecce attossicate col pessimo dei veleni, ch’è lo inchiostro. Chi sa quanti mercatanzuoli a questa ora, sotto una compra di lane, o sotto il conto della trattura della seta, avranno registrato: — «Ricordo come oggi a dì tanti, anni tanti dalla salutifera Incarnazione, Francesco de’ Medici ha fatto strangolare il cavaliere Bernardino Antinori per adulterio con donna Eleonora di Toledo, moglie di don Pietro dei Medici!»[61] — E oltre i mercadanti, sonvi i filosofanti, gli storiografi, e l’altra generazione dei letterati, ai quali io faccio buon viso, dacchè non ci è rimedio di levarli dal mondo. Questi non possiamo far tacere; il meglio sta nel prendercela un poco in pazienza, e poi un poco dando loro la soia, un poco del pane, condurli a scrivere a modo nostro.
Non fu sì savio nè benigno Augusto,
Come la tuba di Virgilio suona:
L’avere avuto in poesia buon gusto
La proscrizione ingiusta gli perdona.
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“Di ciò abbiamo esempi buoni in casa; e senza ricordare Lorenzo il vecchio, il padre nostro informi, che spinse la tolleranza fino ad ascoltare da Messere Benedetto Varchi la lettura di quella sua storia impertinentissima, e tale da fare dormire in piedi. — Ma il buono uomo si addolcì tutto, e da quella ora in poi non rifinì mai da levare Cosimo a cielo, e paragonarlo a Traiano, a Marco Aurelio, e non so a quali altri. — Ma ancora io mi accorgo, che vi concilio il sonno; sicchè ora tocca a voi favellare. Eravamo rimasti...? Dove? — Ah! che avevate fatto strozzare il cavaliere Antinori.“
Francesco per natura e per abito accostumato a’ sobrii parlari, e a cogliere diritto il suo fine, in quei profluvii di eloquio, per cotesti aggiramenti di pensiero si sentiva come sopraprendere da capogiro. Gli fu mestiero raccogliersi alquanto, e dopo un convenevole spazio di tempo, così riprese il discorso:
— “Dunque se sapevate le disonestà di donna Eleonora, perchè vive?”
— “Perchè, se recito il confiteor, parmi avere più peccati di lei; e poi perchè non so chi mi salverebbe dallo zio duca di Alva, e dal cognato Toledo; i quali, per dirla tra noi, non sono corpi di santi.”
— “E noi non varremo a tutelarvi contro un vicerè e contro un duca?”
— “Chi salva dal pugnale dell’assassino?”