— “Sfaccendati! Poltroni! non sanno quello che si dicano!”
— “Dalle rendite pubbliche voi vi avvantaggiate, tutte le spese fatte, meglio di ducati trecentomila....”
— “Chi è che ardisce farmi i conti addosso?”
— “Provate a impiccare l’abbaco. — E poi, dai commerci del corame, delle gioie, dei grani e del pepe, voi ricavate un tesoro....”
— “Tutti falliscono! Tutti mi portano via! Io ho deliberato cessare dai commerci: — forse,.... però non sono deciso,... continuerò in quello del pepe; ma non più cuoio, non più grani; — chi traffica in grano muore in paglia.” [pg!166]
— “Farete come vi aggrada; ma daretemi voi i quarantamila ducati?”
— “Dio buono, ma dove profondate voi tanta moneta?”
— “Datemela, ch’è bene spesa: io la impiego a procurarvi amici. Io la spendo nel popolo, in feste, in conviti, e in piaceri. La gioventù si abitua al fasto e alle lussurie: io ve la snervo; io ve l’avvilisco; io la castro nell’anima; io le tolgo la dignità dello spirito e la forza del corpo; io ve la dispongo alla sementa, e voi potete seminarvi quello che meglio vi torna.”
— “Voi siete pure lo strano umore di uomo! Avrete i quarantamila ducati; ma mi farete un obbligo di rimettermeli a poco per volta sopra le rendite del Pisano....”
— “Per obblighi, io ve ne faccio quanti volete.”