— “Dio mio, come ti brucia! povero Lelio!... non vorrei che male lo prendesse.... Aimè! ti svieni! E qui non giunge nessuno per soccorrerlo.... Lelio! Lelio! Ahi, che mi muore fra le braccia! Vergine santa, aiutatelo voi!”
E Lelio fattosi bianco in volto come voto di cera, tutto madido di freddo sudore, chiuse le palpebre, abbandonava il capo sopra il seno di donna Isabella, che lo reggeva con ambedue le braccia; ma di lì in breve rinveniva, e aperte con un gran sospiro le palpebre, poichè riconobbe dov’era, e rammentò il modo e la cagione del suo venir meno, disse mestamente:
— “Mi era parso morire — oh! perchè non sono io morto davvero?”
Allora la duchessa si affaccendò a prendere certe sue acque stillate preziosissime, e gliene bagnò [pg!34] le tempie, comunque il giovane per reverenza ripugnasse.
— “Lascia, lascia,” diceva la duchessa; “io vo’ farti da madre: già per età potrei esserlo....... quasi.... e per amore..... di certo. Bisogna bene ch’io ti ami, perchè tua madre vera è lontana, e non può aiutarti, povero figliuolo. Ma che cosa sono queste smanie? donde viene questo disperarti? Parlami, aprimi il tuo cuore intero: io mi sono accorta del tuo impallidire, del tuo struggerti, e vedo come ti tremi il braccio allorchè me lo porgi per salire a cavallo. — Ami forse? Male accorto, non lo celare a me! Anch’io conobbi gli affanni dello amore e so compatirli. Tu, gentile come sei, non puoi avere posto i tuoi affetti in basso luogo, e se fosse troppo alto, oltre che non vi ha disuguaglianza che amore non uguagli, tu, e per natali incliti, e per censo, e molto più per bontà, mi sembri degno di qualunque più illustre parentado; e se io nulla valgo, ti prometto adoperarmi con tutte le forze per vederti contento.”
Frattanto Lelio era ridivenuto sano come se non avesse avuto nulla; anzi, deposta ogni tristizia, si mostrava ridente, e le guance gli comparivano floride del colore della giovanezza, primavera della vita.
— “Oh! sì, giusto,” rispondeva con finta verecondia; “sanno eglino di coteste cose i fanciulli? sono pensieri da diciotto anni? Che cosa è amore? un frutto, un’arme, uno sparviero? Ho inteso sempre dire che crescendo il giovane smagrisce, ma torna [pg!35] poi più rigoglioso di prima. Io, signora mia, mi sento così lieto, così bene disposto, che non mi riesce desiderare di più; e profferendovi con tutte le viscere quella mercè, che io posso maggiore, per la vostra pietà, mi raccomando affinchè vogliate continuarmi la benevolenza di madre che voi mi avete promessa, dandovi fede di gentiluomo, che io dal canto mio mi studierò sempre a non demeritarla giammai.”
— “Lo farò, Lelio,” soggiunse quasi suo malgrado Isabella: “perchè io abbisogni più che non credi di persone che mi amino davvero.... Io, vedi, Lelio, sono misera, ma misera assai, e nessuno sopra questa terra mi ama; mi amava, e svisceratamente, il padre mio, ma mi ha lasciata. O padre mio, perchè mi hai lasciata così sola.... senza consiglio.... derelitta da tutti....?” — E mentre in siffatto modo favellava, Lelio, posto un ginocchio a terra, e baciandole il lembo estremo della vesta, profferiva queste parole:
— “Io faccio voto a Dio essere tutto vostro fino alla morte.”
La duchessa, come quella che per necessità e per uso sapeva padroneggiare i moti dell’animo, accorgendosi essersi lasciata andare più che a lei non convenisse, per distrarre sè e Lelio dai mesti pensieri e dagli eventi.