«Che ho io a farmi dei vostri proverbii?»

«Vi acquistereste sapienza: offendi, e spegni

«Ho fatto il primo oggi, domani farò il secondo.»

«Se dirlo fosse farlo, non dubito che sarebbe; ma quei Cavalieri non avevano sembiante di cedere così leggeri; vedrete che a mangiarli saranno più di due bocconi.»

«Questo è perchè i sessanta anni vedono diversamente dai quaranta; e voi oggimai, signor Contestabile, siete più proprio a dire proverbii, che a menare colpi di spada.»

Giles Lebrun, Cavaliere senza macchia, e senza paura, sentendo quella acerba risposta, alzò la persona, come nei giorni della sua gioventù, scosse in atto di rabbia i capelli, bianchi di onorata canizie, e pensò di percuotere sul volto il villano: Monforte però nulla curando se fosse stato gradito, o no, quel suo detto, si era di già allontanato. La prudenza consigliò Lebrun a non muovere scandalo nelle presenti occasioni, ma la vendetta gli impresse la ingiuria nel cuore.

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Correva il giorno sesto di gennaio anno domini 1266, allorchè una splendida comitiva di Prelati, Magistrati, e Cavalieri italiani e francesi, si fecero a suono di trombe alla dimora del Conte di Provenza per guidarlo al Laterano, dove lo aspettava il Pontefice. Non mai cavallo di battaglia dimostrò tanto focosamente l'interna gioia al suono dell'assalto, quanto adesso Beatrice a quelle trombe, che le annunziavano doversi porre in cammino per essere incoronata: senz'altro badare interruppe la sua acconciatura, e si scagliò, quasi mezzo vestita, impetuosamente verso la porta per uscire. Carlo la prese pel braccio, la ricondusse al luogo onde si era mossa, e con voce pacata le disse; «Dama, contenetevi,—l'aver corona dal Pontefice non significa esser Regina.»

La messa solenne è cantata da Papa Clemente, assistito da Rodolfo Vescovo di Albano, Archerio Prete di Santa Prassede, Riccardo di Santo Angiolo, Goffredo di San Giorgio al Velo d'oro, e Matteo di Santa Maria in Portico, Diaconi Cardinali. Il Conte e la Contessa di Provenza, vestiti di bianco, stanno genuflessi sopra doviziosi pulvinari. Finita la messa, Archerio e Rodolfo si fanno incontro a Carlo, Riccardo e Goffredo incontro a Beatrice, e li conducono presso i gradini dell'altare. Clemente prende la Bolla della investitura di sopra la santa mensa, e legge a voce alta: «Noi Clemente Papa IV, servo dei servi di Dio, pel potere delegatoci da Gesù Cristo, e dal Principe degli Apostoli San Pietro, di provvedere alla maggiore gloria della Chiesa, commessa dalla onnipotente bontà alle cure del nostro reggimento, ordiniamo che del Regno di Sicilia ultra e citra, giurisdizioni, appartenenze, feudi, etc., sia considerato come decaduto Manfredi di Svevia, e la sentenza di scomunica già dai nostri antecessori contro lui pronunziata con le presenti confermiamo; Carlo Conte di Angiò, e di Provenza, nostro dilettissimo figlio, di questo Regno medesimo investiamo, eccetto la città di Benevento con tutto il suo territorio e pertinenza, per sè, pe' suoi discendenti maschi, e femmine; ma vivendo i maschi, sieno escluse le femmine, e tra i maschi succeda il primogenito; i quali tutti mancando, o rompendo le cose pattuite, ricada il Regno alla Chiesa Romana. Le condizioni sono: che non si divida il Regno: che si presti giuramento di ligio omaggio, e di fedeltà alla Chiesa: che se il Re di Napoli sarà creato Imperatore, e Sovrano di Lombardia, o di Toscana, dentro quattro mesi renunzii il Regno: che se il Re è maggiore di diciotto anni amministri di per sè stesso, se minore si sottoponga alla curatela della Chiesa: che annualmente nella vigilia dei Santi Pietro e Paolo si paghi il censo di ottomila once d'oro, e più un palafreno bianco, buono, e bello: che in sussidio della Chiesa a richiesta del Pontefice mandi trecento uomini di arme pagati per tre mesi, o pure possano commutarsi in soccorsi di navi: che il Re, e suoi successori, non s'intromettano nelle elezioni, e postulazioni dei Prelati, salvo però quello che loro si appartiene per Juspatronato: che non s'impongano taglie alle chiese: che si tengano pronti mille cavalieri per Terra Santa etc.» ¹

¹ Molte altre sono le condizioni, che non abbiamo poste per non riuscire gravosi, le quali si possono riscontrare nel Giannone.