«Padre, non mi respingete dal sacrario di Dio.»
«Io ti respingo? Oh! se la mia testa dovesse esserti scala per salire alle gioie celesti, io la deporrei su la polvere mille volte e mille, ringraziando l'eterna sapienza di averla sortita a così alti destini. Ma io sono peccatore, nè mi può esser concesso levare un'anima dal sentiero della perdizione, ed acquistarla al Paradiso, no, non mi può essere concesso: forse chi sa che confortandoti ad entrare in religione, io non ti perdessi: tale si perde Frate, che si sarebbe salvato Cavaliere: in ogni cosa bisogna bene meditare sul fine.»
Mentre proferiva queste parole, una campanella della Abbazia incominciò a suonare con tocchi lenti e lugubri: il Frate levò gli occhi al cielo, e pregò ardentemente: «Piacciati perdonare, o Signore, all'anima del povero Frale Egidio.» Quindi vôlto a Rogiero: «Senti, figliuolo; questa campana ci avverte che un'anima sta per passare. Povero Frate Egidio! non sono anche otto mesi che ha vestito l'abito, e tanto si macerò con digiuni e con discipline, che il suo corpo non ha potuto reggere: certo, egli fu gran peccatore, ma la misericordia dell'Eterno è più grande del peccato, e certamente egli andrà salvo; io l'ho trovato come te, su la via, e l'ho condotto là dentro, ma il suo volto appariva ben diverso dal tuo, diversa la voce, diverse le parole: ora egli muore. Chi è Frate Egidio? Nessuno lo sa; nessuno lo piange. Dalla luce del tuo sguardo conosco che non potresti sopportare siffatta dimenticanza; quei tuoi occhi accennano una passione che prorompe; non v'ha potenza che valga a frenarla: se la impedisci, tornerà a spezzarti il cuore: io non so dove ella ti condurrà, ma certo se ora tu ti rendessi Frate, sarebbe un cacciarti nell'Inferno prima del tempo. La pace di Dio sia teco.»
«Spietato!» diceva Rogiero «mi augura la pace, e non vuole porgermi la mano per aiutarmi; mi respinge dal luogo dove voglio salvarmi, dicendomi, che quella non è la via, e non me ne accenna un'altra. Ma guarda una volta la tua creatura, Dio onnipotente! Andiamo a prostrarci innanzi al suo altare; lo pregherò, lo scongiurerò; tutto quello che può fare un uomo farò, purchè finalmente mi ascolti, e mi risponda.»
Ciò detto, si pose deliberato dietro le traccie del Frate, giunse ad una porticella, la spinse, e trapassò per un corridore in una stanza terrena; una scala era a capo della stanza, la salì; venne al primo piano, e poichè lungo tempo vi si fu avvolto inutilmente in cerca di un Frate, che gl'insegnasse la chiesa, si trovò innanzi ad un uscio, traverso del quale intese la voce sommessa di persona che reciti preghiere per qualche morto; schiuse l'usciale, e fermò il piede su la soglia.—Il sole presso al tramonto, nascoso dietro fitta caligine, coloriva di vermiglio di sangue una nuvola errante al sommo del cielo, e la nuvola ripercuoteva su gli oggetti con molto spaventosa maniera la luce rossa: ella penetrava traverso la piccola finestra, e illuminava il volto, e parte del petto di un moribondo. Sia che la malattia non gli permettesse giacersi disteso, o che altro, egli stava seduto, sorretto alle spalle con un materasso piegato; la mano destra teneva scoperta sul letto, e non aveva più moto, e all'estremità delle dita era violetta; ogni altra parte, bianca, sembrava già morta; la sinistra nascondeva sotto il lenzuolo; sul materasso dal manco lato vedevasi un Crocifisso, ma il moribondo teneva il capo fitto al destro, quasi per ischivarne l'aspetto; di tanto in tanto apriva gli occhi, ora velati come nebbia colore di piombo, ora lucidi come vetro, ma smarriti, senza fissarsi su nulla, mostrando di non veder nulla, quali sono quelli del cieco di gotta serena;¹ i capelli rovesciati dietro le orecchie lasciavano considerare per lo spazio della fronte il dominio della morte; le labbra compresse mandavano fuori livida spuma, che gli gocciava giù per la barba; la gola sforzandosi di singhiozzare si allungava, si attenuava, e dopo un travagliarsi angoscioso costringeva la bocca ad aprirsi quanto più poteva, e lasciava uscire un sospiro fievole fievole. La rimanente scena era sepolta nel buio: nel buio la stola, che gli copriva i piedi; nel buio il Frate, che, inginocchiato a piè del letto, recitava le sante orazioni.
¹ Avrei potuto dire amaurosi, ma sarei stato inteso da meno.
Rogiero entra senza strepito. Perchè anch'egli scolora? perchè il cuore gli batte più tardo? Si affretta, accosta il suo volto a quello del moribondo: «Gran Dio! Roberto!»
Il senso del moribondo divenuto pigro risponde come suo mal grado alla chiamata; leva la faccia, e considera il Cavaliere: allo improvviso il sangue gli rifluisce commosso per tutto il corpo, gli si arricciano i capelli, trema in maniera che tutto il letto si scuote; e con urlo spaventevole grida: «Il tradito! il tradito! Padre, mi avete deluso: perchè dirmi che Dio mi ha perdonato le colpe? Non vedete ch'egli spezza le lapide delle sepolture, e manda i morti a disperarmi nella agonia?»
Il Frate, che, inginocchiato all'estremità del letto, gli raccomandava l'anima, maravigliando come potesse urlare sì forte, accorse a consolarlo.
«Sono illusioni del Demonio, fratello mio: affissate la mente su la immagine del Redentore.»