Roberto, appena vide il Padre vicino, gli si avvinghia paurosamente al collo, e nasconde il capo nel suo seno, proferendo interrotte queste parole: «Eccolo lì… lì… dall'altra parte del letto… per amore di Gesù, gittategli addosso acqua benedetta… cacciatelo via… i miei pensieri non possono essere del Paradiso, s'ei non se ne va via.»
Il Frate, che, assorto nel sacro mistero dei suoi ufficii, non badava a quello ch'era avvenuto, intende il guardo nel buio, e scorge un cavaliere. Certo, il ribrezzo gli agitò le membra, ma leggiermente; e confidando nell'aiuto divino, di súbito rassicurato cominciò: «In nome del Padre, del Figliuolo, e dello Spirito Santo, io ti scongiuro…»
«Padre, non sono mica uno spettro, che dobbiate scongiurarmi.»
«Non gli badate, Padre, non gli badate; proseguite a esorcizzarlo; non vi avvedete ch'ei tenta ingannarvi per non andarsene?»
«Sciagurato! Roberto, non conoscete più la mia voce?»
«Ah non l'avessi mai udita!»
«L'ultima volta ch'io vi lasciai, vi strinsi la mano, e ci promettemmo, che se di allora in avanti ci fossimo mai incontrati nel mondo, ci saremmo veduti come amici: adesso così mi accogliete voi? Bandite ogni paura; sentite, io vivo;»—e così parlando gli pose una mano sul braccio in atto amoroso.
«Mi brucia…. Padre…. mi brucia…. gettategli l'acqua benedetta…. acqua benedetta…. non posso più sopportare…. cacciatelo via, o io muoio bestemmiando.»
«Figliuolo, non dite queste empietà; lodate la provvidenza di
Dio, il Cavaliere che vi sta davanti è vivo.»
«È vivo!»