Ciò detto, cadde ai piedi di Rogiero, e sollevando le mani giunte lo scongiurava in bell'atto di amore. I rimanenti Frati seguendo il moto dell'Abbate facevano altrettanto, e concordi ad una voce gridavano: «perdona…. perdona!»

«Quando anche mi dessero il dominio del fulmine…. quando anche, mi fosse concesso l'impero sopra il consiglio della mente…. ed ogni cosa del creato avesse una voce che mi esaltasse, e le miriadi degli Angioli mi cantassero osanna in perpetuo, io non rinunzierei mai alla mia maledizione. Sii maledetto!» gridò con potentissima voce Rogiero, scotendo ambe le mani sul moribondo, «e meco ti maledicano le sostanze che hanno corpo, e le intellettuali, i morti, i viventi, i non nati; possano da queste mie mani piovere zolfo e fiamme su l'anima tua, e su quella dei tuoi compagni di delitto; non vi sia bocca che non vi schernisca, non creatura che non rida alla atrocità del vostro supplizio; e possa la mia crudeltà far condannare me pure, e ardere nel medesimo inferno, imperciocchè allora voi tormenterete me con la storia dolorosa, ed io tormenterò voi con le mie feroci rampogne: ci saremo scambievoli demoni—e spietati—e implacabili—eterni.»

Respinse il vecchio Abbate che gli abbracciava le gambe, lo stese duramente per terra, e con un salto balzò fuori della cella. Il crisma consacrato si sparse sul pavimento, e si mescolò col sangue che scorse dalla fronte lacera del misero Abbate; egli però nulla curando la ferita, aiutato dai circostanti, si ripose in piedi, e s'incamminò ad amministrare il pietoso ufficio col poco olio rimasto: già con la mano levata su gli occhi del moribondo aveva cominciato a dire per istam sanctam unctionem, et suum…. allorchè il confessore dall'altra parte del letto con voce fioca mormorò: «È spirato.»

Guardò con maggiore attenzione l'Abbate, e vide Roberto con gli occhi e le labbra aperte;—un lieve rossore gli coloriva le guance;—pareva vivo;—gli pose la mano sul cuore;—fu lo stesso che porla sopra una pietra;—prese un lembo della coltre, e gli coperse il volto dicendo: «È andato in pace!»

CAPITOLO DECIMONONO.

LO INDEMONIATO.

Che di amara radice
Amare foglie e amare frutto nasce:
Il misero si pasce
D'orrore e di paura,
Di lacrime e sospiri,
Sempre in nuovi martiri,
E per lui solo al mondo il pianto dura.
ORESTE, tragedia antica.

«Va, corri, Beltramo,—fa di recarmi tosto la mia armatura…. e la lancia…. e la spada…. e….»

«Il pugnale?»

«Sì certo, il pugnale,—la più nobile invenzione per distruggere, che onori lo spirito umano,—il pugnale. Poni la sella al destriero….»