«Io non vedo che il soffitto.»

«Pure v'è luce più viva del sole, pure v'è melodia malinconica; v'è Cristo… Cristo co' fulmini che gli corruscano nella mano terribile… Un confessore, Rinaldo, un confessore…»

«Che diavolo volete voi farvi del confessore a questa ora? animo via, che pensate esser la morte? ella è una bevanda amara; chiudete gli occhi, trangugiatela senza sbigottirvi, passata la gola, non si sente più altro.»

«Oh! io voglio confessare le mie colpe.»

«Ma pensate che non potete accusare le vostre colpe senza perdere i vostri compagni, e me stesso…»

«O dunque volete che pel corpo vostro perda l'anima mia?»

«E voi volete che per l'anima vostra perda il mio corpo?»

«Questo è affanno! questa è barbarie! Io griderò tanto, che alcuno mi sentirà….»

—Tu non griderai,—pensò il cervello del Caserta, e fu quella sentenza di morte: poi, levatosi in piede, si pose la destra sotto il farsetto, e si accostò al giacente: «Or via, tacete, amico,» gli disse «da che questo è il desiderio vostro, io vi contenterò….»

«Sì? gran mercè…. Dio ve ne rimeriti in questo stesso punto…. andate….»